Un protocollo d’intesa per educare le nuove generazioni alla legalità, alla cittadinanza attiva e alla memoria delle vittime di mafia: è questo il cuore dell’accordo firmato il 31 marzo a Palazzo San Macuto tra la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, e la Fondazione Rocco Chinnici, guidata da Giovanni Chinnici.
L’iniziativa, riportata da Ansa, punta a costruire un percorso condiviso tra istituzioni e società civile, con particolare attenzione al mondo della scuola e dell’università. Il protocollo avrà una durata di un anno e prevede attività formative, progetti culturali e momenti di confronto sui temi della democrazia e dell’etica pubblica.
La Fondazione coinvolta nell’accordo porta il nome di Rocco Chinnici, magistrato ucciso nel 1983 in un attentato a Palermo e considerato uno dei pionieri del pool antimafia: la sua figura rappresenta un simbolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata.
L’accordo nasce in un contesto in cui il fenomeno mafioso continua a rappresentare una sfida concreta per il Paese. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, nella Relazione semestrale 2024 le organizzazioni criminali italiane mantengono una “forte capacità di adattamento” e una presenza consolidata anche nel Centro-Nord Italia, con infiltrazioni nell’economia legale.
Un dato significativo riguarda proprio i giovani: un’indagine di Libera evidenzia che oltre il 40% degli studenti delle scuole superiori ritiene di avere una conoscenza “parziale o insufficiente” del fenomeno mafioso. Di certo questa lacuna va colmata.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano, dal secondo dopoguerra a oggi si contano oltre 1.000 vittime innocenti delle mafie tra magistrati, giornalisti, forze dell’ordine e cittadini.
L’accordo prevede la creazione di materiali didattici e l’organizzazione di incontri formativi destinati agli studenti. Negli ultimi anni, l’educazione civica è tornata obbligatoria nelle scuole italiane con la legge n. 92 del 2019, che dedica spazio anche ai temi della legalità.
Secondo i dati Istat, oltre 8 milioni di studenti sono coinvolti ogni anno nel sistema scolastico italiano, rendendo la scuola uno dei principali strumenti di diffusione della cultura antimafia.
Anche le università rappresentano un terreno strategico. Diversi atenei italiani, come si nota dal CRUI report 2023 (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), hanno attivato corsi e master dedicati allo studio delle mafie e della corruzione, segno di un interesse crescente tra i giovani.
Secondo l’ultimo rapporto di Transparency International, l’Italia ha migliorato la percezione della corruzione negli ultimi anni, ma resta ancora sotto la media europea.
Gli esperti in materia sottolineano come la repressione giudiziaria, pur fondamentale, non sia sufficiente senza un cambiamento culturale diffuso. In questo senso, il coinvolgimento diretto delle giovani generazioni diventa cruciale.
Il protocollo firmato rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e società civile. Come evidenziato nel comunicato Ansa, l’obiettivo è rafforzare una rete capace di incidere sul lungo periodo attraverso formazione e sensibilizzazione.
Un approccio che trova riscontro anche nelle strategie europee: la Commissione UE sottolinea l’importanza dell’educazione civica e della partecipazione giovanile per prevenire fenomeni di illegalità e radicalizzazione.
L’accordo tra Commissione Antimafia e Fondazione Chinnici rappresenta quindi un passo importante verso una maggiore consapevolezza tra i giovani.
Visto ciò che sosteneva lo stesso Rocco Chinnici: “la mafia teme più la scuola che la giustizia”, è importante quindi sottolineare che iniziative di questo tipo possono contribuire a costruire una società più informata e responsabile, che miri a trasformare la memoria in impegno concreto e l’educazione in uno strumento reale di cambiamento.