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Dalla teoria alla pratica: come funziona la sperimentazione della cattedra inclusiva – INTERVISTA

La proposta di legge sull’introduzione della cattedra inclusiva è stata presentata a gennaio di quest’anno, con la volontà di dotare le scuole di nuove visioni e soprattutto di innovare in senso costruttivo l’inclusione. Alla sua redazione hanno contribuito diversi esperti come Evelina Chiocca, Paolo Fasce, Fernanda Fazio, Dario Ianes, Raffaele Iosa, Massimo Nutini, Nicola Striano. L’obiettivo è quello di ridefinire il ruolo e le responsabilità del personale docente e garantire la continuità educativo-didattica.

La proposta prevede una fase transitoria verso la “cattedra mista” o “incarico misto”, che poi si chiamerà  “cattedra inclusiva”. Nel testo si legge che “a decorrere dal sesto anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge, nelle scuole di ogni ordine e grado tutti i docenti incaricati sui posti comuni effettuano una parte del loro orario con incarico su posto di sostegno, mentre tutti i docenti con incarico su posto di sostegno effettuano, anche nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa dell’istituto, una parte del loro orario su posto comune.

Si è già parlato più volte nelle pagine del giornale della cattedra inclusiva, qui vogliamo proporre l’intervista alla docente Sandj Pittarello, della scuola primaria dell’IC di Lozzo Atestino, in provincia di Padova, dove è in corso da due anni una sperimentazione in tal senso.

Intervista

Di cattedra inclusiva si parla da tempo e con il progetto di Legge dello scorso gennaio si potrebbe andare verso un reale cambiamento. Qual è la sua opinione sulla proposta di Legge? La ritiene potenzialmente applicabile nel sistema scolastico italiano?

Ritengo il progetto di legge intitolato “Introduzione delle cattedra inclusiva nelle scuole di ogni ordine e grado” un’opportunità concreta per sperimentare l’inclusione nel contesto classe e una possibilità pratica per innescare processi virtuosi di benessere capaci di generare un’eco positiva tra docenti, alunni e genitori. Noi, come team docenti, sostenuti dal nostro Dirigente Scolastico Alfonso D’Ambrosio, abbiamo adottato questa sperimentazione da due anni scolastici e continueremo anche il prossimo, nel quale i ragazzi e le ragazze frequenteranno la classe quinta della Scuola Primaria. La mia personale risposta è positiva, la ritengo una pratica potenzialmente applicabile nel sistema scolastico italiano, con maggior facilità nelle Scuole dell’Infanzia e Primarie. Anzi, in molte Scuole dell’Infanzia già spontaneamente viene adottata questa modalità di lavoro, dunque potrebbero offrirci spunti interessanti di riflessione e originali strategie operative. Con qualche difficoltà in più, dovuta al titolo e all’abilitazione posseduta dai docenti, che in alcuni casi renderebbe forse impossibile uno scambio orario fra docenti per le attività di sostegno e di disciplina, si potrebbe applicare anche nella scuola Secondaria di Primo Grado. 

Nella sua esperienza, quali sono i punti di forza e quali quelli di debolezza della cattedra inclusiva?

La scelta condivisa di aderire a questa sperimentazione ha rafforzato la nostra consapevolezza di docenti di lavorare come squadra con la finalità di promuovere il successo scolastico di tutti gli alunni e le alunne della classe. Ponendo l’enfasi sul contesto, e non sull’alunno/a, la nostra osservazione si è focalizzata sulle barriere e sui facilitatori dell’apprendimento, offrendoci la possibilità di progettare interventi educativi e didattici più personalizzati per gli studenti e le studentesse. La sperimentazione rende chiaro un concetto semplice: non esistono docenti di serie A e di serie B. Tutti i docenti sono docenti della classe, così come afferma la L.104/92. La co-progettazione settimanale delle attività didattiche ci ha permesso di strutturare un percorso multidisciplinare tra arte, italiano e storia culminato in un Compito Autentico finale che abbiamo intitolato “Viaggio nella storia delle civiltà”, nel quale i bambini e le bambine, suddivisi in gruppi, hanno presentato ai loro genitori le diverse civiltà dei fiumi studiate nel corso dell’anno scolastico. Ogni alunno e alunna ha dato un suo contributo unico e originale per la riuscita del compito finale, e noi insegnanti abbiamo assunto il ruolo di facilitatori e registi. La Cattedra Mista ci ha offerto la possibilità di cambiare il nostro punto di vista, assumendo il ruolo del collega, e così sperimentare un atteggiamento empatico e di maggior comprensione verso il suo operato. Altre potenzialità di questa proposta sono state: una diversa gestione del tempo e degli spazi, più flessibilità nei lavori di gruppo, maggior fluidità nelle azioni e nelle proposte tra colleghi. Aver reso partecipi i genitori degli alunni e aver condiviso gli obiettivi di fondo in merito alla Sperimentazione e alle sue modalità attuative, ad inizio ed in corso d’anno, ha rafforzato inoltre la nostra alleanza educativa. 

Rispetto alla formazione dei docenti dell’area del sostegno, quali sono i cambiamenti necessari perchè si compia efficacemente il passaggio verso la cattedra inclusiva?

I docenti per le attività di sostegno oltre ad essere abilitati nella loro classe di insegnamento, devono acquisire l’ulteriore abilitazione sul sostegno. Acquisire tale abilitazione significa approfondire per un anno, in un corso universitario, tematiche quali: pedagogia e didattica speciale, psicologia dello sviluppo,  neuropsichiatria infantile, legislazione scolastica e frequentare laboratori tematici con la finalità di sviluppare competenze sociali, relazionali, inclusive e anche tecnologiche. Un anno impegnativo, che ricordo con molta gratitudine, nel quale ho conosciuto docenti molto preparati con i quali ho condiviso e sperimentato buone pratiche didattiche e abbiamo imparato a “sostenerci” a vicenda. La conoscenza e lo studio continuo, life long learning appunto, sono gli strumenti privilegiati che ci permettono come docenti di gestire la crescente complessità e le sfide che le nostre classi ci offrono quotidianamente. Dunque alla sua domanda rispondo dicendo che tutti gli insegnanti in generale dovrebbero approfondire i saperi che agevolano lo sviluppo di una relazione significativa con le alunne e gli alunni, concetto riassumibile nella seguente frase “Per insegnare il latino a Giovannino non basta conoscere il latino, bisogna soprattutto conoscere Giovannino”. Il progetto di Legge per la Cattedra Inclusiva prevede infatti un piano straordinario pluriennale di formazione in servizio rivolto a tutto il personale docente incaricato su posto comune e non in possesso della specializzazione sul sostegno, e per quei docenti incaricati su posto di sostegno, in possesso della richiesta specializzazione e non ancora abilitati all’insegnamento ai fini del conseguimento di tale abilitazione.

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