Home Politica scolastica DDL scuola: quali scenari dopo il voto?

DDL scuola: quali scenari dopo il voto?

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  • Credion

Cosa succederà nei prossimi giorni al ddl sulla scuola?
La previsione non è facile perchè le variabili in gioco sono davvero tante.
C’è la possibilità che forte della non-sconfitta, il Governo voglia andare avanti senza tentennamenti e voglia magari anche forzare la mano per far approvare il disegno di legge in tempi rapidi, anzi rapidissimi.
Ma si deve anche considerare che in Senato le opposizioni (Lega e M5S soprattutto) e la minoranza interna del PD potrebbero tentare di mettere in difficoltà la maggioranza di Governo.
Bisogna poi aggiungere che – al di là della volontà del Governo –  i tempi tecnici sono quelli che sono e potrebbero giocare a sfavore di chi vuole una approvazione rapida e indolore.
Per esempio per esaminare i 1.960 emendamenti che sono stati presentati ci vorranno diversi giorni ed è molto improbabile che il lavoro della Commissione Cultura si concluda prima del 15 giugno.
Nella migliore delle ipotesi il provvedimento potrebbe quindi andare in aula il 16 giugno anche perchè alcune Commissioni che devono esprimere il proprio parere saranno convocate forse a partire dal 9 giugno.
Se il ddl andrà in aula il 16 giugno, bisogna prevedere che possa essere approvato a fine settimana per essere poi rinviato alla Camera nei giorni successivi. L’approvazione finale potrebbe quindi arrivare intorno al 25 giugno. Ma poi bisognerà considerare anche i tempi necessari alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale: si arriva così a fine mese, come peraltro la nostra testata sta sostenendo da tempo.
Ma in che modo sarà approvato il ddl? Con quali modifiche?
E’ possibile che il Governo decida di fare qualche concessione alle opposizioni e soprattutto alla minoranza del PD che, al Senato, ha un peso importante.
Può darsi quindi che il ruolo dei dirigenti scolastici venga ulteriormente ridimensionato e che si introducano regole vincolanti per la chiamata dei docenti dagli albi territoriali.
Non bisogna però escludere un’altra eventualità: Renzi potrebbe decidere di far uscire allo scoperto la minoranza PD e chiedere che sul provvedimento venga posto il voto di fiducia. Con quali conseguenze è difficile dirlo.