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Decreto salva-precari: pochi consensi

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Come era prevedibile anche l’ultimo provvedimento del Governo in materia scolastica non ha riscosso molto successo: il decreto-legge "salva precari" che dovrebbe consentire l’immissione in ruolo di 15mila docenti sta ricevendo non poche critiche dalle organizzazioni sindacali.
Secondo lo Snals il provvedimento è insufficiente: per affrontare seriamente la questione del precariato, sostiene il segretario nazionale Fedele Ricciato, ci vorrebbe un piano pluriennale di assunzioni in relazione ai posti vacanti e a quelli che si creano a seguito del turn-over.
Ma soprattutto, secondo lo Snals, "si dovrà consentire il conseguimento del titolo di accesso alle graduatorie a tutte le categorie di precari, nessuna esclusa".

Di "pressappochismo inaccettabile" parla Enrico Panini, segretario nazionale di Cgilscuola che prevede un ulteriore incremento del contenzioso giuridico.

Nello specifico alcune regole introdotte con il decreto sarebbero, secondo Cgilscuola, del tutto incomprensibili; un esempio per tutti: la valutazione del servizio militare come servizio utile a tutti gli effetti.
Ma a preoccupare il sindacato di Panini, è anche il fatto che il decreto sarebbe congegnato in modo tale da favorire l’introduzione delle procedure di chiamata nominale del personale da parte delle scuole.
Contro il punteggio riconosciuto al servizio militare si pronuncia anche la Cislscuola che parla addirittura di "vero e proprio attacco al principio della parità"; sulla stessa lunghezza d’onda è anche la Uil che però dà un guidizio complessivo meno negativo.
"Il provvedimento –
dichiara il segretario nazionale di Uilscuola Di Menna – mette ordine nelle graduatorie  ma non risolve il problema del precariato. La nostra proposta è semplice: un piano pluriennale di assunzioni  e nuove norme per il reclutamento"
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