Per un giudizio più compiuto sul decreto scuola che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nel corso della riunione del Governo del 24 settembre è assolutamente doveroso attendere il testo definitivo che sarà firmato dal Presidente Mattarella e che sarà poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
Ma intanto qualche osservazione si può già fare.
Il testo di cui disponiamo in questo momento (provvisorio e non ufficiale, è bene ribadirlo) si apre, come tutti i decreti, con un riferimento alla Costituzione.
Ed è proprio qui che abbiamo notato un primo dato molto strano.
Ci citano articoli della Carta: il 33, il 77 e l’87.
Quest’ultimo riguarda le prerogative del Presidente della Repubblica, il 77 è quello che consente al Governo di adottare decreti legge in via d’urgenza.
E’ curioso però che si citi l’articolo 33 che riguarda il compito dello Stato di definire le norme generali sull’istruzione ma che non si faccia riferimento all’articolo successivo che, come è noto, si apre con le parole “la scuola è aperta a tutti” che dovrebbe rappresentare il faro, la guida del provvedimento in particolare per quanto riguarda le norme relative agli alunni stranieri.

E la cosa è ancora più curiosa perché proprio a questo articolo ha fatto più volte riferimento il Presidente Mattarella in questi giorni.
Con questo non intendiamo certamente adombrare il sospetto che il Governo voglia negare o mettere in discussione questo principio fondamentale della nostra Costituzione, ma ci sembra doveroso segnalare quella che, al momento attuale, ci sembra una incongruenza o quanto meno una “leggerezza”.
Vedremo nei prossimi giorni se si tratta una svista o se anche nel testo definitivo trasmesso al Quirinale rimarrà quella che a noi appare una dimenticanza che si sarebbe potuto evitare con un po’ più di attenzione.