Tetto di alunni stranieri, divieto di burqa e tanti altri provvedimenti relativi alla scuola: il decreto legge sulla scuola, annunciato nelle scorse settimane dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, non senza polemiche – è stato approvato oggi pomeriggio dal Consiglio dei Ministri.
A dire la sua la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X: “Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola.
Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità.
È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”.
La prima misura riguarda la composizione delle classi. La presenza di studenti non italofoni proveniente dall’estero in ogni aula non potrà superare, dall’anno scolastico 2027/2028, la soglia fissata al 30 per cento nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Non c’è distinzione fra cittadini dell’Unione europea ed extracomunitari. Il criterio non è infatti la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana.
La previsione varrà da subito per i nuovi arrivi. Il ministro ha precisato che questo non significa disarticolare le classi già formate: la legge interverrà sulle nuove iscrizioni in corso d’anno scolastico ma non è prevista alcuna modifica per il 2026/2027 per le sezioni già formate.
Il decreto introduce alcune eccezioni al tetto del 30% che sarà dunque flessibile. Se un alunno ha già frequentato due anni nella scuola dell’infanzia o tre negli altri gradi di istruzione (primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado) non rientra nella soglia.
Inoltre, se la scuola, in prima battuta, o l’ufficio scolastico regionale, in seconda, non riescono a individuare un istituto di prossimità, come già avviene per le iscrizioni in esubero, le nuove norme non si applicano.
Il decreto insomma va calato nella realtà, “nel rispetto del principio di prossimità e di piena effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative”.
Per aiutare le scuole che ricadono nei casi di deroga, il decreto stanzia 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 destinati ad attivare corsi di potenziamento linguistico. La misura è legata a quella già in vigore dall’anno scolastico 2025/26, che prevede l’affiancamento di circa mille docenti L2 assunti dal ministero per il potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi in cui i non italofoni siano più del 20%.
Negli istituti scolastici scatterà il divieto di indossare il velo integrale. Il decreto vieta sia il niqab, cioè l’indumento che lascia scoperti gli occhi, sia il burqa, che copre interamente il corpo e il volto lasciando una griglia di tessuto all’altezza degli occhi.
“Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”, si legge nella bozza. E’ prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che, quando la violazione è commessa da un minore, si applica al genitore.
Nel decreto sono previsti corsi di lingua italiana rivolti ai genitori di alunni che si trovano in situazioni di ritardo educativo grave. La scuola dovrà segnalare i casi ai servizi sociali territoriali, che potranno definire un progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità, con frequenza presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) e obiettivo di conseguire una certificazione almeno di livello A2.
Sono esclusi i genitori con gravi limitazioni della capacità di apprendimento linguistico dovute all’età, a patologie o disabilità, certificate da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
Il decreto contiene anche il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali: si chiameranno licei.
Il provvedimento prevede infine 170 milioni di euro che andranno a rafforzare ambiti del sistema scolastico considerati in sofferenza come le segreterie scolastiche, il corpo ispettivo. Prevista la proroga del ruolo e delle retribuzioni aggiuntive per i docenti tutor e orientatori.
Nel decreto è prevista pure un’ora settimanale facoltativa di latino dal secondo anno delle medie. L’insegnamento, per un totale di 33 ore l’anno, sarà attivato a partire dal 2027/2028 e affidato a docenti della classe di concorso A-12 in possesso dei requisiti previsti dal testo. L’indicazione era già contenuta nelle Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione, ovvero i programmi ministeriali. Ora viale Trastevere la inserisce per legge, seppur su base volontaria.
Si amplia la platea dei beneficiati dei buoni libro. Ventuno milioni di euro in più nel 2026 per la fornitura gratuita o parzialmente gratuita dei libri di testo e innalzamento da 30mila a 40mila euro della soglia di reddito per accedere al contributo destinato alle famiglie. La misura viene inoltre estesa alle classi prime della scuola secondaria di primo grado e alle classi prime e terze della scuola secondaria di secondo grado. Così prevede il decreto.
Per assicurare anche per l’anno scolastico 2026/27 le attività di orientamento, di inclusione e di contrasto della dispersione scolastica, il fondo viene incrementato di 70 milioni di euro per quest’anno. Il fondo permanente per il contrasto del fenomeno del cyberbullismo è incrementato di 4 milioni di euro.
Pare ci sia stata tensione, soprattutto dopo le parole pronunciate, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice il 21 settembre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la risposta della premier Giorgia Meloni.
Anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi: sono passati più di 35 anni da quando il Capo dello Stato era ministro dell’Istruzione. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante ‘Porta a Porta’, su Rai Uno, ospite di Bruno Vespa per replicare al Presidente della Repubblica che aveva inveito contro le “scuole ghetto”, perché “la scuola deve stabilire legami, aiutare a rendere più sicure le comunità, a unire e non a lacerare”.
Come riporta Il Corriere della Sera, Mattarella avrebbe chiesto saggezza e buonsenso e il Governo avrebbe risposto con la promessa di deroghe. Il ministro Valditara ha confermato la tabella di marcia: “Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno e quindi entrerà direttamente in vigore”.