Tetto massimo di studenti stranieri e del divieto di burqa: questi provvedimenti dovrebbero essere contenuti in un decreto presentato in Consiglio dei Ministri oggi, 24 settembre, alle 16:30. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, alla trasmissione Cinque minuti di Bruno Vespa ieri, 23 settembre.
Ecco le sue parole: “Abbiamo 34mila classi in Italia con più di un terzo degli alunni stranieri. Se non parlano italiano è un problema per loro, per gli altri bimbi e per le maestre. Non si può spiegare matematica o geografia se non si sa parlare italiano”.
“La sinistra vuole le classi ghetto”. Ci saranno deroghe? “L’obiettivo è che tutti partano dalla stessa condizione, italiani o stranieri”, ha risposto Salvini.
Al momento, però, pare ci sia tensione, soprattutto dopo le parole pronunciate, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice il 21 settembre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la risposta della premier Giorgia Meloni.
Anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi: sono passati più di 35 anni da quando il Capo dello Stato era ministro dell’Istruzione. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante ‘Porta a Porta’, su Rai Uno, ospite di Bruno Vespa per replicare al Presidente della Repubblica che aveva inveito contro le “scuole ghetto”, perché “la scuola deve stabilire legami, aiutare a rendere più sicure le comunità, a unire e non a lacerare”.
Come riporta Il Corriere della Sera, Mattarella avrebbe chiesto saggezza e buonsenso e il Governo avrebbe risposto con la promessa di deroghe. Il ministro Valditara ha confermato la tabella di marcia: “Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno e quindi entrerà direttamente in vigore”.
Tra Palazzo Chigi e il ministero si lavora di lima. E sul Colle si aspetta: “Il presidente non ha ancora visto il testo nella sua interezza”. Le interlocuzioni tra presidenza del Consiglio, Istruzione e uffici giuridici del Quirinale però vanno avanti da giorni.
L’imperativo è che le norme siano “realizzabili” e che il decreto non neghi il diritto fondamentale all’istruzione: rischio destinato ad aumentare se il governo si impuntasse e scrivesse regole draconiane, rigide e intransigenti. Al Quirinale si sono chiesti, ad esempio, come applicare il tetto del 30% in una scuola che fosse l’unica su una piccola isola e che avesse come alunni, per dire, dieci bambini italiani e venti nordafricani. Un problema che potrebbe presentarsi con caratteristiche simili in molti quartieri periferici di città, ad alto tasso di stranieri. Si comprende allora la richiesta di essere “ragionevole“, rivolta a Valditara.
L’avviso del Colle è non fare norme che potrebbero allentare i rapporti con le famiglie o allontanare ragazzi e bambini immigrati dalle scuole: sarebbe il contrario dell’integrazione.
Secondo La Repubblica, c’è una sola certezza: un testo sulla scuola approderà oggi in consiglio dei ministri. Il resto è avvolto da nebbia fitta.
Come ricorda La Repubblica c’è una norma, quella sul divieto di mascheramento e travisamento, già presente nella legge Reale del ‘75, nata negli Anni di piombo. Il Governo vuole riscriverla eliminando i “giustificati motivi” religiosi e culturali per derogare alla norma. E la Lega ragiona sulla possibilità di revocare il permesso di soggiorno a chi, a quel punto, non dovesse più mandare le figlie a scuola.
Tra le altre riforme annunciate c’è anche la possibilità di estendere la denominazione di “liceo” agli istituti tecnico-professionali, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare questi percorsi e ribadire la loro pari dignità rispetto agli altri indirizzi scolastici.
La Tecnica della Scuola chiede ai propri lettori un’opinione sull’argomento e, cioè, se secondo loro il tetto del 30% per gli studenti stranieri (per classe) è una soluzione che possa risolvere davvero l’integrazione a scuola degli alunni stranieri, in tal modo favorendo il loro inserimento e l’apprendimento della lingua italiana.