Come abbiamo scritto, durante l’evento Fenix, organizzato a Roma da Gioventù Nazionale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato una serie di provvedimenti che riguarderanno soprattutto la scuola, l’integrazione degli studenti stranieri e la formazione professionale: si parla soprattutto del tetto massimo di studenti stranieri e del divieto di burqa.
Questi provvedimenti dovrebbero essere contenuti in un decreto che probabilmente sarà presentato in Consiglio dei Ministri oggi, 24 settembre, alle 16:30. Al momento, però, pare ci sia tensione, soprattutto dopo le parole pronunciate, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice il 21 settembre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la risposta della premier Giorgia Meloni.
Anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi: sono passati più di 35 anni da quando il Capo dello Stato era ministro dell’Istruzione. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante ‘Porta a Porta’, su Rai Uno, ospite di Bruno Vespa per replicare al Presidente della Repubblica che aveva inveito contro le “scuole ghetto”, perché “la scuola deve stabilire legami, aiutare a rendere più sicure le comunità, a unire e non a lacerare”.
Come riporta Il Corriere della Sera, Mattarella avrebbe chiesto saggezza e buonsenso e il Governo avrebbe risposto con la promessa di deroghe. Il ministro Valditara ha confermato la tabella di marcia: “Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno e quindi entrerà direttamente in vigore”.
Tra Palazzo Chigi e il ministero si lavora di lima. E sul Colle si aspetta: “Il presidente non ha ancora visto il testo nella sua interezza”. Le interlocuzioni tra presidenza del Consiglio, Istruzione e uffici giuridici del Quirinale però vanno avanti da giorni.
L’imperativo è che le norme siano “realizzabili” e che il decreto non neghi il diritto fondamentale all’istruzione: rischio destinato ad aumentare se il governo si impuntasse e scrivesse regole draconiane, rigide e intransigenti. Al Quirinale si sono chiesti, ad esempio, come applicare il tetto del 30% in una scuola che fosse l’unica su una piccola isola e che avesse come alunni, per dire, dieci bambini italiani e venti nordafricani. Un problema che potrebbe presentarsi con caratteristiche simili in molti quartieri periferici di città, ad alto tasso di stranieri. Si comprende allora la richiesta di essere “ragionevole“, rivolta a Valditara.
L’avviso del Colle è non fare norme che potrebbero allentare i rapporti con le famiglie o allontanare ragazzi e bambini immigrati dalle scuole: sarebbe il contrario dell’integrazione.
Secondo La Repubblica, c’è una sola certezza: un testo sulla scuola approderà oggi in consiglio dei ministri. Il resto è avvolto da nebbia fitta.
Come ricorda La Repubblica c’è una norma, quella sul divieto di mascheramento e travisamento, già presente nella legge Reale del ‘75, nata negli Anni di piombo. Il Governo vuole riscriverla eliminando i “giustificati motivi” religiosi e culturali per derogare alla norma. E la Lega ragiona sulla possibilità di revocare il permesso di soggiorno a chi, a quel punto, non dovesse più mandare le figlie a scuola.
Tra le novità anticipate c’è una norma che dovrebbe introdurre un numero massimo di studenti stranieri per classe, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’inserimento e l’apprendimento della lingua italiana. Meloni ha inoltre parlato dell’obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento scolastico di imparare l’italiano.
Un altro punto riguarda l’abbigliamento a scuola: la premier ha annunciato il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici, sostenendo che a scuola si debba andare a viso scoperto e sottolineando che la parità tra uomini e donne non è negoziabile. Sul tema dell’integrazione, Meloni ha affermato che gli studenti italiani non dovrebbero trovarsi in una condizione di minoranza all’interno delle proprie classi. Secondo la presidente del Consiglio, quando gli studenti che non comprendono l’italiano diventano numerosi, il rischio è che l’integrazione venga sostituita dall’emarginazione.
Tra le altre riforme annunciate c’è anche la possibilità di estendere la denominazione di “liceo” agli istituti tecnico-professionali, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare questi percorsi e ribadire la loro pari dignità rispetto agli altri indirizzi scolastici. Nel suo intervento Meloni ha affrontato anche il tema dell’occupazione giovanile. Ha rivendicato il calo della disoccupazione giovanile, la crescita dei contratti stabili e la riduzione del numero di giovani che non studiano e non lavorano. Ha però sottolineato che questi risultati, a suo giudizio, non sono sufficienti.
La Tecnica della Scuola chiede ai propri lettori un’opinione sull’argomento e, cioè, se secondo loro il tetto del 30% per gli studenti stranieri (per classe) è una soluzione che possa risolvere davvero l’integrazione a scuola degli alunni stranieri, in tal modo favorendo il loro inserimento e l’apprendimento della lingua italiana.