Home Politica scolastica Decreto scuola: taglio alle spese per l’inclusione per finanziare “quota 100”

Decreto scuola: taglio alle spese per l’inclusione per finanziare “quota 100”

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Con un emendamento al decreto scuola di cui in questi giorni si è parlato poco è stata data un’altra mezza “picconata” ad una disposizione introdotta dalla legge 107 che sarebbe dovuta entrare in vigore nel prossimo settembre.

Tagli alle spese per l’inclusione per finanziare “quota 100”

La “picconata” arriva per la verità in modo indiretto perché la disposizione inserita nel decreto riguarda la vicenda dei posti resi disponibili dalle pensioni di “quota 100”, posti che quest’anno non sono stati resi disponibili per nuove assunzioni.
Con l’emendamento approvato nella giornata del 20 novembre si stabilisce invece che su quei posti si potranno fare nomine con decorrenza giuridica a partire dal settembre 2019.
Per coprire i costi dell’operazione, viene ridotto drasticamente lo stanziamento previsto dal decreto legislativo 66/2017 in materia di inclusione per il funzionamento dei Gruppi territoriali per l’inclusione.

I Gruppi territoriali per l’inclusione

Inizialmente il fondo ammontava a poco più di 15 milioni di euro, adesso è stato ridotto a 2 milioni.
La somma rimasta è talmente esigua che potrebbe mettere in forse la stessa costituzione dei Gruppi territoriali ai quali la legge assegna soprattutto il compito di esaminare le richieste di posti di sostegno delle scuole e di formulare un parere in merito.
Secondo quanto previsto dall’articolo 9 del decreto 66 i Gruppi dovrebbero anche “supportare le istituzioni scolastiche nella definizione dei PEI secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF, nell’uso ottimale dei molteplici sostegni disponibili, previsti nel piano per l’inclusione della singola istituzione scolastica, nel potenziamento della corresponsabilità educativa e delle attività di didattica inclusiva”.
E’ molto probabile, a questo punto, che sarà difficile trovare docenti disponibili a far parte dei GIT senza esonero dal servizio e a lavorare quindi quasi gratuitamente.
D’altronde fin da quando i GIT vennero istituiti, il M5S e anche molte associazioni e movimenti di base avevano protestato vivacemente e ne avevano chiesta la soppressione.
Alla fine, i Gruppi territoriali resteranno sulla carta ma molto probabilmente non riusciranno ad essere operativi.

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