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Decurtare lo stipendio ai docenti che fanno DaD? Coro di no: e per quale motivo?

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Come era facilmente prevedibile, la lettera di un nostro lettore che propone congrue decurtazioni di stipendio per i docenti che non intendono tornare a scuola a gennaio ha suscitato una marea di reazioni.

Sono in tanti ad averci scritto per protestare e per chiarire la questione.
Per parte nostra, preliminarmente, dobbiamo precisare che abbiamo ritenuto di pubblicare la lettera in questione in quanto siamo soliti dare spazio alle più diverse opinioni anche quando sono palesemente contro corrente.

Nelle loro repliche i lettori che ci hanno scritto mettono in evidenza aspetti che erano stati trascurati dal signor Fantino.

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Per esempio Francesco Passarella fa osservare che “la premessa fatta nella lettera è errata, perché si suppone che siano docenti a decidere se svolgere la didattica a distanza o meno, cosa che è assolutamente falsa perché tale decisione spetta alle regioni in accordo con il ministero dell’ istruzione sulla base della situazione sanitaria ed i docenti su questo non sono chiamati in causa”.
Inoltre, ancora Francesco Passarella, afferma: “Entrando nel merito, credo che nessun docente che io conosca preferisca fare la didattica a distanza rispetto a quella in presenza perché richiede uno sforzo ed un impegno gigantesco che va ben oltre le normali funzioni svolte in presenza, oltre al venir meno di quella che è la scuola vera fatta di relazioni umane e sociali, prima ancora che luogo di apprendimento”.

Più tagliente Franco Labella che scrive tra l’altro: “Il ritrattino del docente ‘renitente alla leva’ che sembra tracciare Fantino quando invoca la riduzione dello stipendio ai reprobi che insegnano a distanza è, a dir poco, irritante. Sicuramente i docenti che lavorano nell’emergenza COVID non meritano medaglie, è solo il loro lavoro, ma altrettanto certamente non devono essere additati al pubblico ludibrio come fa Fantino”

Giuseppe Miglietta osserva: “Il signor Giorgio Fantino dovrebbe essere più avveduto prima di esporre le proprie idee, dal momento che si basano su informazioni completamente errate. I docenti della primaria e secondaria di primo grado non hanno mai smesso di fare attività didattica in presenza e, udite udite, nemmeno i loro colleghi della scuola secondaria superiore”.
“Sono un docente che insegna matematica e fisica presso un liceo- prosegue – e ho svolto il mio lavoro ogni santo giorno nelle aule della mia scuola, spesso vuota, talvolta con la presenza di alcuni studenti con D.S.A. che mi facevano compagnia, fortunatamente”.
“Per i docenti –
conclude Miglietta – non esiste lo smart working o, meglio, lo smart working esiste nelle aule dell’edificio scolastico in cui prestano servizio. Se in alcune scuole il D.S. ha permesso ai docenti, a turnazione, di svolgere la D.D.I. da casa è solo perché l’infrastruttura di quella scuola non permetteva a tutti i docenti di collegarsi con gli studenti per fare le videolezioni. Perciò è proprio il contrario di ciò che afferma il sig. Fantino: bisognerebbe dare un premio a tutti quei numerosi docenti che hanno svolto il loro lavoro usando i propri mezzi tecnologici e i propri giga, perché impossibilitati ad usare quelli, insufficienti, della propria scuola”.

Sono solo alcune delle numerose lettere che abbiamo ricevute e che sottolineano tutte un dato assolutamente inconfutabile che, probabilmente, il nostro lettore non aveva tenuto nella dovuta considerazione: in realtà la stragrande maggioranza dei docenti, ha continuato a lavorare ininterrottamente anche dopo il primo lockdown.
Peraltro da settembre i docenti dell’infanzia, della primaria e in larga misura anche della secondaria di primo grado stanno lavorando anche in presenza. Tutti quelli secondaria di secondo grado lavorano o da casa o a scuola.
Parlare di decurtazione di stipendio appare davvero una proposta irricevibile. Le opinioni sono ovviamente libere, ma devono poggiare su informazioni corrette, in caso contrario non sono opinioni ma pregiudizi.