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25.01.2026

Dibattito Vannacci-Calenda sui metal detector. Due visoni del mondo

Sono due visioni del mondo che si scontrano: l’una convinta che la repressione sia la panacea a ogni male, perché basta punire per educare, e l’altra che poggia il suo fondamento sul dialogo, persino sull’esempio insegnato da San Francesco in dialogo col lupo.

E infatti, dopo l’accoltellamento e la morte del giovane Youssef Abanoub a scuola e la constatazione che sono tanti i giovani a portare nello zaino, oltre ai libri, anche i coltelli per offendere o per difendersi, a seconda di come vengono raccontate le aggressioni, tante opinioni si sono messe a confronto, soprattutto sui rimedi da attuare per evitare appunto  tanto scempio e tanto pericolo in un luogo che dovrebbe invece essere fra i più sicuri al mondo: la scuola.

E fra i dibattiti politici più significativi, ha attirato l’attenzione quello in diretta televisiva a RealPolitik tra Roberto Vannacci e Carlo Calenda sull’ipotesi di introdurre i metal detector negli istituti scolastici.

Calenda, tendenzialmente di sinistra, già ministro e fondatore del partito “Azione”, è stato chiaro nel rigettare l’idea stessa di mettere uno strumento simile all’ingresso delle istituzioni scolastiche: sarebbe una sconfitta per lo Stato e per la società, “blindare le scuole significa ammettere di aver perso sul piano educativo” e ha fatto riferimento invece alla responsabilità delle famiglie e al rispetto dell’autorità dei docenti.

Dunque dialogo e conoscenza dei problemi, coinvolgimento degli istituti educativi e maggiore autorevolezza dei professori, compresa una loro maggiore presenza nell’affrontare le problematiche. E aggiunge: “Non mi piace nulla che riduca la libertà dell’individuo”, pur riconoscendo la necessità di un controllo più attento sui comportamenti a rischio. Per il leader di Azione, la vera priorità resta la responsabilizzazione dei genitori, anche sul piano penale e amministrativo.

Su basi opposte, ma non del tutto, Roberto Vannacci, deputato della Lega di Matteo Salvini, che invece sollecita autorità e disciplina, compreso dunque l’uso dei metal detector: “Favorevole al metal detector a scuola ma i ragazzi non vanno abbandonati”, questo per lo più l’idea sua di base, anche se ancora, aggiungiamo noi, non è chiaro cosa si intende fare e come si intende agire nei confronti dei ragazzi trovati in possesso di un’arma.  

Nel confronto emerge una visione che privilegia il principio di libertà rispetto a quello del controllo, mentre per entrambi la scuola ha perso autorevolezza e questo ha avuto effetti diretti sul clima educativo.
In ogni caso, durante il dibattito, è emerso, da parte di entrambi, pure il tema della  perdita di autorevolezza della scuola, spesso delegittimata da famiglie pronte a ricorrere al TAR contro voti e provvedimenti disciplinari. 

E poi le consuete proposte per evitare che i ragazzi si sbandino, non avendo punti di riferimento concreti su cui basarsi, né luoghi di incontro, e fra questi l’istituzione finalmente concreta del tempo pieno in tutte le scuole e il divieto di utilizzo dei social sotto i 14 anni.

Che poi sono provvedimenti saggi e giusti, anche per togliere dalle strade i pericolosi allettamenti che vi circolano ogni giorno, creare nuovi posti di lavoro, per insegnanti e no, evitare intromissioni malavitose, essendo talvolta la scuola luogo privilegiato di reclutamento di giovani sbandati e senza punti di orientamento adeguati.

In ogni caso, questo confronto, Vannacci-Calenda, oltre a confermare per molti versi due diverse visioni del mondo, certificano pure la mancanza di una risposta certa a problemi rilevanti: si può militarizzare la scuola? Si può rendere la scuola una sorta di caserma, sottoposta a controlli e verifiche non solo culturali e didattiche?

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