Home Attualità Didattica a distanza fallimentare o rivoluzionaria? Ai posteri l’ardua sentenza

Didattica a distanza fallimentare o rivoluzionaria? Ai posteri l’ardua sentenza

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Riceviamo a pubblichiamo da Rosaria Mastroianni Ianni, docente di inglese della scuola primaria, un contributo su come considerare la didattica a distanza dopo un mese dalla sua introduzione a seguito dell’emergenza Coronavirus. 

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Con il Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 22, la didattica a distanza da mero obbligo etico e deontologico diventa per i docenti obbligatoria. Il legislatore con tale provvedimento ha voluto garantire il fondamentale diritto all’istruzione in un periodo di emergenza sanitaria mai vissuta prima dal nostro paese. Il covid-19 è entrato bruscamente nella vita degli italiani alterandone notevolmente le dinamiche, soprattutto in quei nuclei familiari con più figli in età scolare.

I bambini e i ragazzi si sono ritrovati da un giorno all’altro a dover affrontare un momento di grande difficoltà, dal punto di vista sia emotivo che psicologico, lontani dalla scuola e dagli amici, disorientati ed a tratti anche spaventati, con l’avvento della didattica a distanza, hanno dovuto inevitabilmente affrontare ulteriori problematiche.

E nonostante, uno degli obiettivi prioritari della DaD fosse quello di rassicurare gli alunni e di educarli alla flessibilità ed al cambiamento nonché di contribuire allo sviluppo di una buona capacità di adattamento, i docenti e dunque le istituzioni scolastiche, si sono ritrovati a dover affrontare numerose altre difficoltà prima ancora di iniziare ad individuare le strategie finalizzate al perseguimento di tale finalità.

Data la situazione eccezionale, il cambiamento richiesto è stato radicale e le misure adottate inevitabilmente straordinarie. Anziché recarsi nelle loro classi, gli alunni hanno visto la scuola entrare nelle loro case attraverso strumenti informatici e tecnologici.

Ma ciò non è avvenuto contestualmente in tutte le famiglie italiane. Molte di queste, infatti, hanno dichiarato di non possedere un computer o una connessione internet, oppure di avere a disposizione un unico strumento tecnologico per più figli in età scolare.

Molte ancora le famiglie non in grado di seguire i figli, in quanto prive di stimoli culturali. Accanto a tali difficoltà oggettive, gli insegnanti si sono dovuti scontrare con realtà complesse, costituite da quelle famiglie che hanno scelto l’utilizzo di taluni strumenti informatici anziché di altri, al fine di tutelare la privacy dei loro figli, impedendo così un confronto tra docente e discente, fondamentale non solo per l’apprendimento scolastico ma anche per la crescita emotiva e psicologica di quest’ultimo, soprattutto nella scuola primaria.

Nella sostituzione della lezione frontale in classe con quella a distanza, il legislatore, difatti, non ha imposto alcun obbligo alle famiglie di adeguarsi alla scelta dello strumento digitale o della piattaforma della scuola.

Dunque, sebbene il corrente anno scolastico ha dimostrato che la didattica a distanza è possibile, e che la si può organizzare anche in tempi relativamente brevi, ha messo altresì in evidenza numerose criticità, che vanno dalla tutela della privacy, questione certamente non poco ingombrante, fino alla necessità di evitare che il diritto allo studio possa essere garantito solo a taluni alunni  e non alla totalità contribuendo così a creare ulteriori diseguaglianze sociali.

E nonostante i docenti si siano mossi tempestivamente per rimodulare la programmazione, formarsi, attrezzarsi autonomamente, lavorare anche con figli piccoli in casa e senza poter godere del bonus babysitter previsto invece per altre categorie di lavoratori, adesso dovranno anche procedere all’arduo compito della valutazione, che non potrà essere la stessa in uso in classe con la didattica in presenza. Un anno scolastico certamente sui generis.

Rosaria Mastroianni Ianni

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