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Didattica a distanza: perché e come valutarne la qualità?

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Le misure emergenziali per la scuola vanno bene, ma è necessario che adesso la ministra Azzolina si concentri sul tema della qualità degli apprendimenti nelle scuole superiori attraverso la didattica a distanza.

Lo sostiene la deputata di Forza Italia Valentina Aprea che chiede la Ministri “in cominci innanzitutto a riconoscere alle scuole più quote di autonomia con riferimento all’organizzazione degli orari e delle materie”.

Prosegue Aprea: “Non si può pensare infatti di tenere per cinque o sei ore i ragazzi davanti allo schermo di un pc o di un tablet proponendo loro le stesse lezioni che vengono svolte in presenza: non è auspicabile, ma soprattutto non può intendersi così la didattica a distanza. Le scuole devono essere autorizzate insomma a fare in meno tempo, ma con maggiore efficacia proposte di studio e di approfondimento utilizzando tutte le tecnologie a disposizione sul web”.

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“Per questo – afferma però la deputata di FI – vanno previsti monitoraggi in tutte le scuole per essere certi, prima di tutto, che nessun studente sia privo dei device necessari per lo studio a distanza, ma soprattutto si avviino, magari con l’aiuto dell’INDIRE e dell’INVALSI, procedure di controllo sulla qualità degli apprendimenti a distanza”.

Ma, nel concreto, come si può valutare la qualità della DAD?
Secondo Roberto Maragliano, già docente universitario di pedagogia e noto esperto di tecnologie didattiche, si tratta di “tenere conto del coinvolgimento attivo degli allievi e dei docenti, coinvolgimento che nella scuola in presenza e generalmente molto basso”.
“La nostra scuola, soprattutto la secondaria di secondo grado – continua Maragliano – è ancora ferma alla lezione trasmissiva, quella in cui l’insegnante spiega e gli studenti ascoltano e vengono interrogati”.
“Per superare questo paradigma, sia nella didattica a distanza che in quella in presenza – conclude – basterebbe riprendere i suggerimenti e le proposte del miglior attivismo pedagogico del ‘900: scuola aperta, lavoro di gruppo e così via. Basta leggere un buon manuale in cui si parla di quelle pratiche didattiche”.

Aprea è anche convinta della necessità di “sostenere i docenti con piani di formazione alla didattica digitale e all’uso di pratiche didattiche come il flipped learning (insegnamento capovolto), il ricorso alle App per la creatività e il problema solving o alla realtà aumentata e a quella virtuale, immersiva, che permette esplorazioni di qualsiasi realtà, dallo spazio ai musei e altro ancora”.

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