Cosa causa la dispersione scolastica implicita? Cosa porta gli studenti che, nonostante proseguano la carriera scolastica senza particolari intoppi a non raggiungere le competenze di base adeguate? Uno studio del Polimi sulla base dei dati Invalsi ha provato a rispondere a questa domanda.
Nello studio “Mappatura del rischio di dispersione nelle scuole italiane” è stata adottata come unità di analisi la scuola. Ecco cosa è emerso: il background socioeconomico medio della scuola si conferma come il principale fattore associato al rischio di dispersione così come la performance scolastica precedente, evidenziando con chiarezza che le difficoltà scolastiche si manifestano precocemente e che intervenire già durante il primo ciclo dell’istruzione può fare la differenza.
Un altro fattore emerso con chiarezza è la frequenza della scuola dell’infanzia: le scuole con una maggiore percentuale di studenti che hanno frequentato la scuola materna registrano livelli più bassi di rischio di dispersione. Al contrario, l’uso del dialetto o di una lingua diversa dall’italiano in ambito domestico risulta positivamente correlato con il rischio, suggerendo l’esigenza di rafforzare le politiche di inclusione linguistica, in particolare in contesti scolastici multiculturali.
Poi, l’assenteismo degli insegnanti (giorni medi di assenza per malattia o altri motivi) è associato a un aumento significativo del rischio di dispersione scolastica, così come il numero medio di alunni per classe, che conferma il potenziale effetto negativo delle classi sovraffollate sulla qualità dell’apprendimento.
Inoltre, la mobilità degli studenti (trasferimenti in entrata o in uscita) emerge come un ulteriore elemento di instabilità che può compromettere la continuità educativa. Questo dato è anche un indicatore indiretto della qualità della scuola (laddove si registrano ampie uscite di studenti da un anno all’altro, la qualità percepita è più bassa). Anche il profilo del dirigente scolastico appare rilevante: scuole guidate da dirigenti con maggiore esperienza registrano una percentuale minore di studenti a rischio, a conferma dell’importanza della leadership nella gestione scolastica.
Un’ultima area significativa riguarda la comunicazione tra scuola e famiglia. L’utilizzo del registro elettronico e di altri canali digitali per il coinvolgimento dei genitori mostra un effetto di riduzione del rischio di povertà educativa. Questo dato suggerisce che una comunicazione efficace con le famiglie può contribuire a monitorare tempestivamente le difficoltà degli studenti e a rafforzare il patto educativo tra scuola e territorio.
Secondo quanto emerge dal Rapporto Nazionale INVALSI 2025, in questi anni c’è una costante e forte riduzione della dispersione scolastica esplicita (ELET), che ha avuto un’evoluzione molto positiva. L’Italia ha raggiunto l’obiettivo del PNRR per il 2026 (10,2%) con un anno di anticipo, attestandosi al 9,8% nel 2024, e si stima che sia alla portata anche l’obiettivo UE 2030 del 9%. Questo significa che un numero crescente di giovani porta a termine la scuola, con ricadute positive sugli apprendimenti e sull’equità sociale.
Tuttavia, questo ampliamento della platea scolastica comporta anche l’ingresso nel sistema di studenti con livelli di apprendimento iniziali più fragili, rendendo la popolazione scolastica più complessa.