A diciott’anni ragazze e ragazzi entrano ufficialmente nell’età adulta: possono votare, prendere la patente, sposarsi e stipulare contratti senza il consenso dei genitori. Acquisiscono autonomia patrimoniale e, se commettono un reato, sono punibili all’interno del sistema di giustizia penale ordinario.
Eppure, a Penne, in provincia di Pescara, sembra che sia creata una sorta di enclave in cui alcuni diritti legati al raggiungimento della maggiore età appaiono sospesi: la dirigente di un Istituto Tecnico Commerciale – come abbiamo già scritto – ha vietato ai suoi studenti maggiorenni di firmarsi da soli le giustificazioni, i permessi di entrata in ritardo o di uscita anticipata.
Dopo l’ondata di polemiche che un provvedimento del genere ha ovviamente scatenato, una riflessione – che vada al di là dei problemi legati alla legittimità della circolare della preside dell’I.T.C. “Marconi” di Penne – è d’obbligo.
La considerazione è di ordine pedagogico: spesso i docenti lamentano il fatto che gli adolescenti di oggi fanno fatica a crescere, sono poco informati su cosa accade nel mondo e raramente esprimono opinioni sui grandi temi di dibattito politico, economico, sociale. Li esortano, dunque, con tutti gli strumenti didattici di cui dispongono, a comprendere e prendere posizione. Li invitano, insomma, a diventare adulti. Del resto, tutta la normativa italiana ed europea è orientata in questo senso. Basta leggere una soltanto delle competenze chiave di cittadinanza, “Agire in modo autonomo e responsabile”, che così viene declinata: “sapersi inserire in modo attivo e consapevole nella vita sociale e far valere al suo interno i propri diritti e bisogni riconoscendo al contempo quelli altrui, le opportunità comuni, i limiti, le regole, le responsabilità.”
Come pensare, dunque, che un ragazzo o una ragazza in grado di inserirsi in modo attivo e consapevole nella vita sociale, facendo valere al suo interno i propri diritti, possa ignorare che firmare una giustificazione o un permesso di uscita anticipata è un atto importante, delicato, del quale non è corretto abusare?
Forse la dirigente di Penne ha un legittimo dubbio che questa maturità sia stata raggiunta da tutti?
Se così fosse, la soluzione sarebbe stata molto più semplice e non avrebbe provocato le prevedibili reazioni di tutti. Un’idea che molte scuole praticano e che dà ottimi risultati: a fronte di una richiesta da parte di uno studente maggiorenne di potere uscire prima o entrare dopo – alla quale, in ogni caso, non è possibile opporre un rifiuto – i collaboratori del dirigente fanno una telefonata rapida al papà o alla mamma, giusto una cortesia che dimostri la vicinanza dell’istituzione scolastica alle famiglie.
In ogni caso, notizia dell’ultimissima ora secondo Rete8.it, la preside ha convocato domani un’assemblea straordinaria alle 17 per spiegare il provvedimento a genitori a alunni.