Da quest’anno il cellulare sarà vietato anche alle scuole superiori, come stabilito da una circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. In molti si chiedono però come funzionerà: le scuole sono infatti chiamate a decidere quali sanzioni usare contro chi trasgredirà.
I docenti dovranno requisire i telefoni? Andranno custoditi in armadietti? Ogni istituto farà a sè. Nel frattempo il ministro Valditara ha ribadito a RaiNews: “Il divieto verrà lasciato all’autonomia delle scuole. Quando si entra in classe si mette via il cellulare e lo si riprende quando si esce da scuola”.
“Noi siamo intervenuti per tutelare la salute dei nostri giovani e anche la qualità dei loro apprendimenti”, ha aggiunto. Ma come si farà, ad esempio, a ricreazione? Ecco la risposta del numero uno di Viale Trastevere: “La nostra indicazione è molto chiara, si entra in classe e si deposita il cellulare, si esce da scuola e si riprende”.
Nel frattempo non mancano le reazioni. Ecco la riflessione semi seria della docente e scrittrice Valentina Petri, su Il Libraio. “Che bello che dev’essere vivere nel mondo di chi abita la Stanza dei Bottoni e avere il potere di fare succedere le cose solo nominandole. Deve essere così riposante. A un ministro basta dire ‘stop a questa cosa qui’ e poi può tranquillamente andare avanti per la sua strada dicendo ‘Ah, ma io il problema l’ho eliminato’. Una formula magica. ‘Stop ai cellulari’ e di colpo in tutte le scuole d’Italia i giovani stanno senza cellulare. Non vedo l’ora di assistere all’incantesimo. Peccato che poi, all’atto pratico, sia necessario prevedere tutta una serie di cose che non interessano mica a chi ha detto ‘stop’.
C’è l’autonomia e ogni scuola ci penserà. Anzi, ogni scuola ci pensa già da anni, senza aspettare la legge. Il difficile non è mai vietare, non è mettere i portaoggetti o la scatola o il cassetto chiuso a chiave. Il difficile è eludere quelli che consegnano un cellulare e si tengono l’altro. O gli altri.
Del resto nella tuta gold ce ne stanno cinque. Il difficile è perdere tempo alla prima e all’ultima ora, consegna, firma, riconsegna, questo non è il mio, ah sì, scusi ho cambiato cover e non mi ricordavo. Il difficile è capire a chi spetta questo ingrato compito di Mastro di Chiavi e Guardia di Porta che si accolla la responsabilità di custodire oggetti che valgono a volte più dello stipendio di agosto (non ci voglia molto).
Ma, soprattutto, il difficile è capire cosa mai succederà di terribile a chi disattende queste prescrizioni che sono in vigore da anni e che farebbero versare fiumi di inchiostro in note scolastiche, se ancora si scrivessero a penna e non sul registro elettronico. Anche qui vale l’autonomia? A ogni messaggio sbirciato durante il cambio d’ora un voto in meno di condotta? Ogni tre note per possesso illegittimo scatta una sospensione? Ci sarà un arbitro come quello di Como-Lazio che all’interfono, con stentorea voce da Istituto Luce, annuncia la punizione di volta in volta?”.
Per Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL: “La soluzione prospettata dal ministro per far fronte a un problema complesso come quello della eccessiva dipendenza degli adolescenti dai dispositivi elettronici è profondamente sbagliata, diseducativa e di fatto impraticabile. Valditara ha infatti solo l’intento demagogico di propagandare l’assunzione di una misura, quando in realtà l’uso dei cellulari in classe è già regolato in tutte le scuole da precise disposizioni che ne vietano l’impiego per fini personali o ricreativi, e questo il ministro dell’Istruzione non può non saperlo”.
“Sarebbe invece necessario – continua Fracassi – promuovere nelle scuole maggiore consapevolezza e spirito critico nell’utilizzo di questi strumenti anche fuori dalle mura scolastiche, senza privare studenti e docenti degli innegabili vantaggi e delle infinite potenzialità derivanti dall’utilizzo didattico degli smartphone in classe. Inoltre, già da diversi anni c’è la possibilità di adottare libri di testo in formato digitale che oggi gli studenti consultano anche in classe dai loro smartphone, ma forse Valditara non lo ricorda”.
“Quello che risulta più grave e pericoloso – sottolinea la leader sindacale – è che il ministro con le sue disposizioni interviene pesantemente nell’autonomia delle istituzioni scolastiche tutelata dalla Costituzione. Con una nota che si rivolge direttamente ai dirigenti scolastici, li obbliga a rivedere regolamento di istituto e patto di corresponsabilità con le famiglie e a individuare specifiche sanzioni disciplinari per coloro che dovessero contravvenire a tale divieto, scaricando di fatto sui dirigenti la ricerca di soluzioni divisive e difficilmente praticabili”.
“Si tratta dell’ennesima trovata con la quale Valditara, grazie anche al sostegno alla sua iniziativa da parte di un’associazione professionale di dirigenti scolastici, nel ribadire la sua idea autoritaria di scuola che vieta e punisce, vuole in realtà distogliere l’attenzione dai veri problemi del sistema scolastico che puntualmente si ripresentano senza soluzione ad ogni apertura dell’anno scolastico”, conclude Fracassi.
Lo scorso mese di giugno, facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha disposto, con Circolare n. 3392 del 16 giugno 2025, anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico.