La decisione di una scuola di Messina di rendere obbligatorie per gli alunni le divise scolastiche ha attirato numerosissime critiche. L’istituto è stato accusato di militarizzare la scuola e di mettere in difficoltà le famiglie a causa del costo.
Il Consiglio d’Istituto, nella giornata di ieri, 2 settembre, ha emesso un comunicato stampa per fare chiarezza su quanto sta accadendo. Ecco cosa c’è scritto nel documento: “Il Consiglio di Istituto lo scorso 16 dicembre ha deliberato all’unanimità in materia di adozione della divisa scolastica per gli alunni frequentanti l’Istituto. Le motivazioni sociali, economiche, pedagogiche che hanno determinato questa scelta sono state rese note in questi nove mesi attraverso numerosi canali e pertanto non si ritiene necessario ribadirle. Sicuramente tutti i consiglieri hanno valutato gli aspetti positivi di questa iniziativa, non certo in generale rivoluzionaria considerato che a Messina e in provincia molti altri istituti adottano già da anni la divisa scolastica”.
“In questi giorni sono circolate numerose notizie non corrispondenti al vero, probabilmente a causa di fraintendimenti o errate interpretazioni. Ma va chiarito che l’informazione secondo cui gli alunni che non indossano la divisa non verrebbero ammessi in classe è falsa. Il Regolamento di Istituto, pubblicato da otto mesi sul sito della scuola, infatti prevede che: ‘Nel caso in cui gli studenti si presentino a scuola senza l’abbigliamento suddetto è dovere del docente ricordare l’osservanza e il rispetto delle regole dell’Istituto in materia. Nel caso lo studente non ottemperi alla regola per 5 giorni consecutivi e ripetuti, il docente informerà la dirigenza che contatterà i genitori per chiarire i motivi di tale comportamento'”.
“Il Consiglio di Istituto non ha mai sottovalutato eventuali difficoltà economiche di alcune famiglie, ovviamente acclarate con documentazione, e qualora queste dovessero emergere anche in questa occasione (come in molte altre), è ovvio che si lavorerà insieme per trovare la soluzione più idonea affinché non vengano penalizzati gli alunni. Infatti, è soprattutto questo lo spirito della norma regolamentare che prevede l’incontro della Dirigente con i genitori interessati. Appare anche opportuno ripercorrere qualche passaggio temporale dell’iter amministrativo, anche perché non può certo passare il messaggio che viene veicolato che il Consiglio di Istituto, la cui presidenza la legge assegna a un genitore, non abbia operato secondo i dettami della normativa vigente sulle proprie funzioni e sulla trasparenza dei propri atti, a partire dalla autorizzazione alla Dirigente a esperire opportune indagini di mercato fino alla approvazione degli atti di gara, passando per l’approvazione del Regolamento di Istituto (13/02/2025) nel quale viene previsto: ‘Al fine di garantire l’immediata riconoscibilità degli studenti di questo Istituto tutti gli allievi della scuola dovranno indossare l’abbigliamento deliberato dal Consiglio d’Istituto’, con la successiva descrizione dello stesso riportata nella delibera consiliare del 31/03/2025 unitamente ai costi del kit differenziati per ordine di scuola oltre al logo da applicare con cucitura”.
“Nel lasso di tempo (dicembre 2024/marzo 2025), necessario per l’espletamento dell’iter amministrativo, al Consiglio di Istituto non è pervenuta alcuna rimostranza né note di altro genere che mettessero in evidenza ‘malumori’ sulla vicenda, tranne una diffida del mese di maggio a firma di un genitore, presentata dopo la pubblicazione del provvedimento di approvazione dei costi del kit, sulla quale il Consiglio si è espresso con proprio atto deliberativo. Tutta l’attività del Consiglio, le cui sedute sono pubbliche per i genitori degli alunni, a cominciare dalle singole convocazioni comprensive di date e argomenti posti in discussione e fino ai verbali, risulta pubblicata all’Albo on line (per la durata di 15 giorni consecutivi) e in Amministrazione Trasparente, sul sito dell’Istituto ed è visionabile da chiunque. L’iniziativa portata avanti dall’Istituto ha il solo scopo, pur nella diversità delle opinioni, di facilitare e accrescere la qualità della vita scolastica e sociale dei nostri figli, rafforzando in loro il senso di appartenenza a una realtà e a una Città. Il tutto nel rispetto delle regole del vivere comunitario che, seppur non condivisibili da qualche parte, avranno di sicuro un significato nella formazione di ogni alunno”.
Alcuni genitori e un consigliere comunale avevano sottolineato il peso economico della misura: “Pur riconoscendo le motivazioni educative, non si possono ignorare le difficoltà per molte famiglie: acquistare i completi significa affrontare un costo aggiuntivo”.
La preside ha replicato precisando i numeri: “Non si tratta di divise formali, ma di una semplice tuta con il logo della scuola. Due magliette e il completo costeranno 41 euro per i bambini fino a 10 anni e 61 per i più grandi. Una spesa che copre l’intero anno scolastico”.
Non sono mancati nemmeno interventi più polemici. Un docente e attivista, con un post sui social, ha parlato di “militarismo-bellicismo-fascismo socio-culturale”, evocando un rischio di “militarizzazione” della scuola. Una lettura respinta con fermezza dalla dirigente scolastica: “Si tratta di critiche ideologiche e infondate. Non parliamo di divise, ma di tute, proprio come nello sport o tra gli scout. Non c’è nessuna deriva militare, solo la volontà di rafforzare coesione e uguaglianza tra i ragazzi”.