Il caso relativo al tentativo di “schedatura” di docenti di sinistra che “fanno propaganda” di Azione Studentesca, movimento di destra, che ha invitato con dei volantini gli studenti a fare segnalazioni in merito, è scoppiato in questi giorni.
Finalmente è arrivata una risposta da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito: “In merito alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle scuole, desidero chiarire che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo”.
“Non si tratterebbe dunque di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”, questo quanto dichiarato dalla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.
Il manifesto di Azione Studentesca, che tramite un qrcode rimandava a un sondaggio, sarebbe stato rimosso dai muri del liceo di Pordenone dove era comparso il 17 gennaio da qualche giorno.
Il sondaggio poneva un quesito semplice: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. E poi: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. La stessa iniziativa, con le stesse modalità, è stata segnalata anche in altre scuole di Pordenone, Alba, Cuneo e Palermo.
Il docente, che da 35 anni insegna latino e greco, è venuto a conoscenza una settimana fa del manifesto, e ha denunciato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura. Ma non ha ottenuto risposte. “Ci accusano di fare propaganda di sinistra. Ma non si può fare lezione, soprattutto quando si parla di materie come lettere, filosofia o storia, senza che sia una lezione anche politica. Con i ragazzi si deve ragionare, ai miei alunni dico come la penso, ognuno poi è libero di interpretare le cose nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai sanzionato nessuno, né ho mai cercato di convincere gli alunni delle mie idee. Ma non sono un jukebox, in cui inserire la monetina per far partire la lezione. Quando parlo dico quello che penso. Cosa diversa è la propaganda, nessuno di noi si permetterebbe di farla. Ma non è possibile che una persona autorevole come un sindaco minimizzi quest’iniziativa”, ha detto.
Nel frattempo un docente di liceo, con un lungo video su Facebook, si è “autodenunciato”: “Sono di sinistra, schedatemi pure. Fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero disimparato”.
Per Azione Studentesca, come riporta Today, replica il presidente nazionale Riccardo Ponzio. “Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere – dice – è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa – della classe docente di questa nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee”.
Intanto però, come riporta La Repubblica, il caso è finito sul tavolo della procura di Pordenone. Il segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello, e il capogruppo in consiglio comunale, Nicola Conficoni, hanno presentato un esposto: “Una simile iniziativa – argomentano – non può essere derubricata a critica politica, configura un metodo di delazione e intimidazione che richiama logiche di controllo ideologico incompatibili con i principi di una scuola democratica”.
Parlamentari Pd e Avs hanno invece annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. E più di cento docenti di Prato hanno sottoscritto un appello: “Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi insegnanti dobbiamo difenderci dal ‘delitto infamante’ di antifascismo ma l’antifascismo non è una forzatura ideologica ma un dovere costituzionale di ogni insegnante”.
La segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, ha scritto al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara per “richiedere una chiara e pubblica presa di posizione”.
Per Fracassi l’iniziativa di Azione studentesca “configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante”.
Alla luce di ciò, la segretaria generale FLC CGIL chiede a Valditara di “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione generato da tale iniziativa e di adottare ogni provvedimento necessario a tutela della libertà di insegnamento e della dignità del personale”.
“Riteniamo imprescindibile – si legge nella lettera indirizzata al Ministro – che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ribadisca il proprio ruolo di garante dei valori costituzionali, della libertà di opinione e dei principi antifascisti su cui si fonda la Repubblica”.
“In assenza di una presa di posizione chiara, il silenzio rischia di apparire come una forma di tolleranza verso pratiche incompatibili con lo Stato di diritto e con la funzione pubblica della scuola”, conclude la lettera di Fracassi.
“Quale sarebbe – afferma la deputata rossoverde della Commissione Cultura alla Camera Elisabetta Piccolotti – l’autorità deputata a valutare la faziosità delle lezioni? E ancora perché una lezione di un docente di destra sarebbe imparziale e una di un docente di sinistra sarebbe faziosa? Come si vede, e come abbiamo sostenuto, questo questionario punta ad imporre un arbitrario criterio di omologazione ideologica nelle scuole, intimorendo gli insegnanti che – vale la pena ricordarlo – non hanno e non hanno mai avuto la libertà di fare campagna elettorale nelle scuole ma, ed è cosa ben diversa, hanno diritto alla libertà di insegnamento, cioè di scegliere i contenuti scientifici di cui discutere in classe”.
“Ribadisco quindi la necessità che il Ministro Valditara spieghi a questa organizzazione che non accetterà alcuna segnalazione di provenienza politica sugli insegnanti e che la scuola pubblica è per sua natura pluralista: ci sono insegnanti di destra, di sinistra, di centro, credenti, atei e chi più ne ha più ne metta ed è anche questa sua caratteristica che la rende il più importante motore di conoscenza e di emancipazione del Paese”.
“La risposta del Ministero sulla schedatura dei docenti è tiepida e ambigua. Un’alzata di spalle istituzionale davanti a un fatto grave. Davvero ci vogliono far credere che sia tutto normale? Che “un sondaggio anonimo” su idee, posizioni e orientamenti dei professori non sia una schedatura solo perché non porta nome e cognome? Facciamo una domanda semplice: se la stessa iniziativa fosse stata promossa da collettivi o gruppi studenteschi di sinistra, la risposta sarebbe stata la stessa? O avremmo assistito a ispezioni immediate, circolari urgenti, condanne pubbliche e accuse di indottrinamento? Qui il problema non è l’anonimato. Il problema è il metodo: individuare, classificare, segnalare docenti sulla base delle loro idee. Un metodo che ha un nome preciso e che nella storia non porta mai nulla di buono. Ma ci chiediamo ancora: cosa aspetta Fratelli d’Italia a prendere le distanze da Azione Studentesca? Quando parlerà Arianna Meloni? O dobbiamo pensare che il partito sia d’accordo con la schedatura?”, così gli esponenti M5S in commissione cultura.