In questi giorni si sta parlando molto del caso relativo al tentativo di “schedatura” di docenti di sinistra che “fanno propaganda” di Azione Studentesca, movimento di destra, che ha invitato con dei volantini gli studenti a fare segnalazioni in merito. Il docente di Pordenone che ha denunciato la cosa ha risposto ad alcune domande ai microfoni di Fanpage.
Il manifesto di Azione Studentesca, che tramite un qrcode rimandava a un sondaggio, sarebbe stato rimosso dai muri del liceo di Pordenone dove era comparso il 17 gennaio da qualche giorno.
Il sondaggio poneva un quesito semplice: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. E poi: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. La stessa iniziativa, con le stesse modalità, è stata segnalata anche in altre scuole di Pordenone, Alba, Cuneo e Palermo.
Il docente, che da 35 anni insegna latino e greco, è venuto a conoscenza una settimana fa del manifesto, e ha denunciato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura. Ma non ha ottenuto risposte. “Ci accusano di fare propaganda di sinistra. Ma non si può fare lezione, soprattutto quando si parla di materie come lettere, filosofia o storia, senza che sia una lezione anche politica. Con i ragazzi si deve ragionare, ai miei alunni dico come la penso, ognuno poi è libero di interpretare le cose nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai sanzionato nessuno, né ho mai cercato di convincere gli alunni delle mie idee. Ma non sono un jukebox, in cui inserire la monetina per far partire la lezione. Quando parlo dico quello che penso. Cosa diversa è la propaganda, nessuno di noi si permetterebbe di farla. Ma non è possibile che una persona autorevole come un sindaco minimizzi quest’iniziativa”, ha detto.
Il sindaco, di Fratelli d’Italia, Alessandro Basso, invece di condannare l’iniziativa ha minimizzato il gesto, limitandosi a criticare le modalità: “Usare la politica in classe non va bene, sia a destra che a sinistra. Bisognava prendere gli studenti e dire ‘bene, volete fare un sondaggio di questo tipo? Dovete farlo bene’. Riconosco che è stato fatto in modo un po’ disordinato, non si possono chiedere i nomi e utilizzare i dati in modo maldestro”, ma questi studenti “hanno probabilmente toccato un tasto dolente, hanno toccato una certa sensibilità di alcuni insegnanti che si sono sentiti chiamati in causa”. Secondo lui è giusto in una scuola democratica “far esprimere gli studenti, insegnando loro a esprimere un dissenso, anche se quel dissenso non proviene da sinistra”. Per Basso è stato sbagliato “chiudere la bocca agli studenti”.
“Si tratta di una raccolta di dati, che viola palesemente la privacy. Si chiede un giudizio agli studenti sull’operato degli insegnanti. Se qualcuno dovesse notare qualcosa che non va in classe potrebbe rivolgersi alla dirigente, esistono gli strumenti per i controlli, come le ispezioni. Ma se metto un 4 in greco a uno studente, rischio poi di essere segnalato come comunista?”, ha aggiunto il docente.
Il commento del sindaco è stato secondo il docente “inqualificabile”: “Sono disposto a parlare con i ragazzi che hanno affisso il volantino, non ce l’ho con loro. Anche se il mio sospetto è che ci sia qualcuno dietro a manovrarli”. Il riferimento del prof è al fatto che l’iniziativa non è stata appunto circoscritta, ma è stata organizzata in modo simile anche in altre città. “È un’operazione illegale”, ha aggiunto. “Oggi chiedono di schedare gli insegnanti di sinistra, domani potrebbero schedare gli omosessuali. Qualcuno, attraverso gli studenti, sta cercando di spostare i paletti che abbiamo fissato 80 anni fa”.
Nel frattempo un docente di liceo, con un lungo video su Facebook, si è “autodenunciato”: “Sono di sinistra, schedatemi pure. Fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero disimparato”.
Per Azione Studentesca, come riporta Today, replica il presidente nazionale Riccardo Ponzio. “Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere – dice – è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa – della classe docente di questa nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee”.
Intanto però, come riporta La Repubblica, il caso è finito sul tavolo della procura di Pordenone. Il segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello, e il capogruppo in consiglio comunale, Nicola Conficoni, hanno presentato un esposto: “Una simile iniziativa – argomentano – non può essere derubricata a critica politica, configura un metodo di delazione e intimidazione che richiama logiche di controllo ideologico incompatibili con i principi di una scuola democratica”.
Parlamentari Pd e Avs hanno invece annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. E più di cento docenti di Prato hanno sottoscritto un appello: “Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi insegnanti dobbiamo difenderci dal ‘delitto infamante’ di antifascismo ma l’antifascismo non è una forzatura ideologica ma un dovere costituzionale di ogni insegnante”.
La segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, ha scritto al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara per “richiedere una chiara e pubblica presa di posizione”.
Per Fracassi l’iniziativa di Azione studentesca “configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante”.
Alla luce di ciò, la segretaria generale FLC CGIL chiede a Valditara di “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione generato da tale iniziativa e di adottare ogni provvedimento necessario a tutela della libertà di insegnamento e della dignità del personale”.
“Riteniamo imprescindibile – si legge nella lettera indirizzata al Ministro – che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ribadisca il proprio ruolo di garante dei valori costituzionali, della libertà di opinione e dei principi antifascisti su cui si fonda la Repubblica”.
“In assenza di una presa di posizione chiara, il silenzio rischia di apparire come una forma di tolleranza verso pratiche incompatibili con lo Stato di diritto e con la funzione pubblica della scuola”, conclude la lettera di Fracassi.
“Quale sarebbe – afferma la deputata rossoverde della Commissione Cultura alla Camera Elisabetta Piccolotti – l’autorità deputata a valutare la faziosità delle lezioni? E ancora perché una lezione di un docente di destra sarebbe imparziale e una di un docente di sinistra sarebbe faziosa? Come si vede, e come abbiamo sostenuto, questo questionario punta ad imporre un arbitrario criterio di omologazione ideologica nelle scuole, intimorendo gli insegnanti che – vale la pena ricordarlo – non hanno e non hanno mai avuto la libertà di fare campagna elettorale nelle scuole ma, ed è cosa ben diversa, hanno diritto alla libertà di insegnamento, cioè di scegliere i contenuti scientifici di cui discutere in classe”.
“Ribadisco quindi la necessità che il Ministro Valditara spieghi a questa organizzazione che non accetterà alcuna segnalazione di provenienza politica sugli insegnanti e che la scuola pubblica è per sua natura pluralista: ci sono insegnanti di destra, di sinistra, di centro, credenti, atei e chi più ne ha più ne metta ed è anche questa sua caratteristica che la rende il più importante motore di conoscenza e di emancipazione del Paese”.