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16.12.2025

Docenti precari scrivono lettera di Natale a Valditara, lo sfogo: “Una scuola costruita da insegnanti sempre diversi è fragile”

Non chiedono regali di Natale ma gesti concreti per migliorare la propria condizione lavorativa: sono i docenti precari, capitanati da Luigi Sofia, che hanno scritto una lettera di Natale al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con alcune richieste.

Il testo della lettera

“Caro Ministro Valditara,
questa volta non Le scriviamo una ingenua letterina da bambini sognatori.
Le scriviamo una lettera amara, travestita da richiesta di Natale.

Perché mentre il Paese parla di scuola, noi la scuola la reggiamo ogni giorno, spesso nell’indifferenza totale.
Siamo i docenti precari. Circa 300.000 persone che entrano in classe ogni settembre sapendo che a giugno verranno rimandate allo sbaraglio. Licenziate.

Siamo quelli che cambiano città, vita, affetti, colleghi e alunni con la stessa facilità con cui si compila un modulo.
Quelli che dovrebbero garantire continuità agli studenti… senza averne mai una per sé.

Siamo anche quelli che studiano, rifanno concorsi, superano concorsi, pagano corsi, percorsi, certificazioni, tasse.
Migliaia di euro in formazione obbligatoria.
E in cambio ricevono un altro anno di precarietà, mentre nella legge di bilancio la voce sulle assunzioni è ferma a zero.

Perché una scuola costruita ogni anno da docenti sempre diversi è una scuola fragile.
Perché siamo noi a coprire le falle del sistema, ma non possiamo essere trattati per sempre come tappabuchi.

La precarietà non è una tradizione natalizia.
È una ferita: per noi, per gli studenti, per il Paese.
Una precarietà così stabile e strutturata che i più “fortunati” ci arrivano alla pensione.
Gli altri vengono accantonati, sostituiti da algoritmi, titoli a pagamento, concorsi che premiano chi può permetterseli.

Servono investimenti veri nel reclutamento.
Serve trasformare l’organico di fatto in organico di diritto.

Ci sono troppi docenti idonei, precari da una vita, che attendono solo una cosa:
il giusto riconoscimento, un contratto a tempo indeterminato”.

Luigi Sofia e il girone dei docenti precari

“C’è un girone dell’Inferno che Dante non visitò, ma che ogni precario della scuola conosce bene: è il girone dei docenti precari, anime e condannate a un eterno Purgatorio fatto di GPS, concorsi superati mai riconosciuti e contratti a termine, sempre in bilico tra la speranza di stabilità e la certezza della precarietà”. Iniziava così lo sfogo di Luigi Sofia, portavoce docenti esclusi Pnrr1, dello scorso gennaio: rappresenta una bella fetta di quelle decine di migliaia di candidati docenti risultati idonei alle prove del concorso Pnrr1 bandito nel 2023, mai immessi in ruolo, nemmeno graduati, ed ora costretti a mettersi alla prova un’altra volta.

Sulla stessa lunghezza d’onda di altre associazioni, raggruppamenti e sindacati di comparto, tutti contrari a questa seconda tornata di concorsi, venutisi a creare a seguito degli accordi Italia-Unione Europea nell’ambito dei progetti legati alla ripresa e resilienza dei Paesi membri, Luigi Sofia paragona gli idonei precari a delle “anime chiamate a un nuovo supplizio”, perché prevede che parteciperanno a delle “prove scritte di un concorso che non vinceranno mai”.

Siamo dinanzi, prosegue, ad “un calvario che non premia il merito, ma seleziona sulla base di quiz a crocette, trabocchetti ministeriali e il tempo implacabile di una clessidra che scorre troppo in fretta. Qui non conta l’esperienza, non valgono gli anni di sacrificio nelle classi. Non vale niente”. 

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