Leonardo Croatto, responsabile contrattazione settore privato Flc-Cgil, dichiara alla ‘Tecnica della Scuola’ i motivi che a suo dire vi sarebbero dietro il licenziamento in massa dei lavoratori della storica British Council, che ha anche subito il tentativo di intervento dell’intelligenza artificiale: “Ormai si possono esportare in paesi a costo più basso lavori che fino a qualche anno fa non pensavamo fosse possibile esternalizzare – dice il sindacalista ai nostri microfoni -, tra questi purtroppo c’è anche la docenza, seppure finora con risultati fallimentari”.
“Si sta realizzando – ha sottolineato Croatto – quello che è accaduto in campo manufatturiero dopo gli anni Ottanta e questo è preoccupante: British Council ha effettivamente subito un tentativo di intervento dell’intelligenza artificiale non solo nell’insegnamento in sé, ma anche nella gestione del personale”.
Croatto ricorda anche che “prima del Covid nessuno si aspettava che certi lavori potessero essere svolto da un paese a basso costo, come Egitto, India e paesi in cui il costo del lavoro è molto più basso a danno dei paesi con costo del lavoro molto più alto”.
Quello che sta accadendo alla British Council può essere un prologo anche per chiusure di altri contesti di formazione, altre realtà analoghe? In questa domanda, replica Croatto, “vi sono degli elementi di drammaticità: non solo British Council subisce questa azione politica volta a smantellare l’esistenza di fatto e quindi interrompere queste relazioni culturali che il Governo inglese aveva costruito in un secolo diciamo, ma noi abbiamo visto eventi del genere accadere per altri istituti simili English Institute ha chiuso ad esempio dopo tre anni fa una storica sede a Torino. L’Istituto francese ha da tempo difficoltà di natura economica e marcia a velocità ridotta”.
Come Flc-Cgil, prosegue Croatto, temiamo “che dietro questo ritirarsi degli istituti di cultura all’estero ci sia in realtà la fine del multilateralismo culturale costruito nell’ultimo secolo e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, a favore di un multilateralismo delle armi. Quindi i soldi vanno in spese militari e vengono sottratti alla diffusione della cultura e alla conoscenza delle culture di altri Paesi”, conclude il sindacalista.