Un altro sciopero generale è stato indetto dalla Cgil che rimane da sola nella lotta contro i provvedimenti del Governo, rimpiangendo forse gli anni della alleanza strategica con le altre due grandi rappresentanze sindacali: Cisl e Uil, formando la cosiddetta Triplice.
Tempi passati.
Domani, intanto, sciopero generale di tutti i settori, scuola compresa, per l’intera giornata, con manifestazioni territoriali nelle maggiori città italiane.
Le ragioni, specifica il sindacato, sono tante, a cominciare da una manovra finanziaria definita “inadeguata”, cosicché viene chiesto al Governo:
di rivedere la capacità dei salari e delle pensioni affinché si recuperi il potere d’acquisto; salvaguardia del contratto collettivo nazionale di lavoro, con rinnovi adeguati anche nella parte normativa per contrastare contratti pirata e dumping contrattuale; no all’aumento della spesa militare ma investimenti in sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali; stop all’innalzamento dell’età pensionabile; riforma fiscale equa, con un maggiore contributo da parte dei redditi più alti (che non è la patrimoniale); contrasto alla precarietà nei comparti della conoscenza; maggiore dotazione per il salario accessorio, per riconoscere professionalità, responsabilità e competenze.
La piattaforma della Cgil, nella quale è presente anche il contributo del comparto Istruzione e Ricerca, richiama anche l’accordo sottoscritto all’Aran nel quale è certificata “la diminuzione dei salari reali” del personale. Piattaforma discussa in oltre 1.000 assemblee, dove i lavoratori hanno espresso il loro disagio e la loro volontà di chiedere, attraverso lo sciopero, una serie di emendamenti alla legge di bilancio, con proposte su organici, investimenti, reclutamento, valorizzazione professionale e riduzione della precarietà.
Nelle intenzioni dunque della Cgil, lo sciopero non è contro solo la manovra, ma c’è anche la volontà di portare all’attenzione della politica del Governo il valore dell’istruzione, in tutte le sue espressioni, compresa l’edilizia e investimenti strutturali.
Il punto tuttavia, relativo agli scioperi del comparto della istruzione, sta nel fatto che, se c’è, come spesso si è verificato, scarsa partecipazione, il Governo e dunque il Mim giudicherà l’evento una conferma del suo operato, attribuendo l’abbandono dal lavoro ai soliti pochi docenti, spinti più dalla loro posizione ideologica che dall’effettiva spinta sindacale.