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Aggiornato il 05.09.2025
alle 15:07

DSA e sport: l’impatto del coach sugli atleti

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere l’intervento del pedagogista Ruggero Di Vincenzo.

Perché è importante lo sport? Perché è fondamentale avere un buon coach inclusivo? E perché proporlo ai ragazzi con DSA?
Lo sport rappresenta un contesto educativo e formativo fondamentale per lo sviluppo degli individui, specialmente in età evolutiva. Esso contribuisce non solo al benessere fisico, ma anche alla crescita psicologica, sociale e relazionale.
La figura del coach nel panorama sportivo riveste un ruolo cruciale nello sviluppo degli atleti, influenzando aspetti sia psicologici sia prestazionali. I coach non solo guidano gli atleti nel migliorare le abilità tecniche, ma contribuiscono anche allo sviluppo di competenze personali e sociali.
La figura del coach è spesso associata al miglioramento delle dinamiche di squadra e della coesione. Studi fatti come quello di Farber & Merchant (2024) indicano che i coach percepiscono il loro ruolo come un modo per promuovere la crescita positiva dei giovani, creando un ambiente sociale positivo e costruendo fiducia negli atleti. La ricerca di Østergaard et al. (2024) suggerisce che incoraggiare attività ludiche durante l’allenamento può ottimizzare le prestazioni e migliorare l’esperienza complessiva dei giocatori, supportando l’importanza di ambienti motivazionali e giocosi anche nel contesto degli sport.

Queste pratiche sono in linea con teorie motivazionali, come la Self-Determination Theory (SDT), che evidenziano l’importanza di un ambiente creato dai coach per soddisfare i bisogni psicologici degli atleti, come esplorato nello studio di Angelo et al. (2022).
Inoltre, l’efficacia di un coach è profondamente influenzata da fattori come leadership e comunicazione. La ricerca di Surbakti et al. (2023) mostra che uno stile di leadership attento agli aspetti psicologici porta a una maggiore coesione di squadra e a una comunicazione efficace.

Un esempio pratico è Julio Velasco, allenatore di pallavolo che ha fatto la storia dello sport. In particolare, la nazionale italiana di pallavolo femminile, da quando Velasco è tornato, ha ripreso a vincere titoli, giocando con armonia e coesione. Questo si riscontra nei sorrisi delle atlete sui social e nelle interviste, dove viene evidenziata una squadra senza leader assoluti, in cui ciascuna contribuisce al massimo secondo le proprie abilità.

Velasco verrà ricordato non solo come uno dei coach più vincenti, ma anche come uno dei più motivanti. Per lui, lo sport non è semplicemente competizione, ma un laboratorio educativo dove nascono disciplina, responsabilità e spirito di squadra. Velasco sosteneva che l’allenatore debba essere anche un educatore, con rispetto, chiarezza e capacità di trasmettere fiducia:  “Il talento vince le partite, ma l’intelligenza e il collettivo vincono i campionati.”

Sport, pedagogia e coach

La pedagogia e lo sport sono strettamente interconnessi. La pedagogia dello sport si occupa dei problemi educativi e formativi legati all’attività motoria, insegnando valori come rispetto, fair play, lealtà e gestione delle sconfitte. Lo sport diventa così uno strumento fondamentale per lo sviluppo sociale, cognitivo e personale, soprattutto in età evolutiva.
Le competenze necessarie a un buon coach sono molteplici. La comunicazione efficace è essenziale: il coach deve modulare il messaggio per facilitare comprensione e motivazione. Deve incoraggiare l’errore in allenamento, affinché gli atleti non temano di sbagliare durante le competizioni. Deve ispirare e stimolare, adattando il proprio approccio alle reazioni e ai progressi degli atleti.
La motivazione intrinseca, rafforzata dall’atteggiamento positivo e dal riconoscimento dei progressi, è fondamentale per il successo sportivo. Questo è particolarmente rilevante per gli atleti con DSA, che spesso affrontano problemi di autostima e insicurezza. Un coach competente crea un ambiente di allenamento che valorizza piccoli successi, favorendo senso di competenza, autonomia e resilienza.

La motivazione estrinseca, costituita da premi e riconoscimenti, deve essere dosata con attenzione. Velasco sintetizzava questo concetto con la frase:  “Chi vince festeggia, chi perde spiega.”
Un messaggio forte: la sconfitta o l’errore, se guidati correttamente, diventano momenti di crescita.

Come sosteneva Maria Montessori:  “Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi.” Analogamente, un allenatore inclusivo incoraggia tutti, talentuosi o meno, con o senza DSA, a mettersi in gioco.

Spunti pedagogici

Molti bambini e adolescenti con DSA vivono insuccessi scolastici che minano la fiducia in sé stessi. Lo sport offre invece occasioni di successo, miglioramento e inclusione. Aiuta molto a scaricare le energie soprattutto quando il/la bambino/a ragazzo/a presenta una comorbidità con l’ADHD (Iperattività), aiuta anche a rispettare le regole. Vincere una partita, migliorare i propri tempi o impegnarsi in allenamento rafforza il senso di competenza e autoefficacia.
La pratica sportiva stimola equilibrio, orientamento nello spazio, consapevolezza corporea e memoria motoria, con effetti positivi anche nella vita quotidiana. Partecipare a sport di squadra favorisce collaborazione, senso di appartenenza e relazioni significative, aiutando chi si sente diverso o isolato a integrarsi, a superare limiti che loro stessi si pongono e infine riescono a sconfiggere timidezza/ansia, grazie anche a buoni mentori riuscendo ad affrontare sfide.

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