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Educare all’ascolto della buona musica, ripartendo dall’insegnamento nella scuola

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Subito dopo l’intervista al direttore d’orchestra Andrea Battistoni a “Che tempo che fa”, che attribuiva all’uso dei flautini nelle scuole (”Sono il simbolo della pigrizia culturale” ha detto) la colpa dello scarso amore per la musica da parte dei giovani, Andkronos ha consultato i più grandi musicisti italiani che si sono dichiarati d’accordo con lui. 
Così il premio Oscar Nicola Piovani: ”Prima di fare suonare quei flautini di plastica bisognerebbe educare le orecchie dei bambini alla buona muisica. Educare le orecchie prima ancora di suonare il flautino di plastica”; 
e il grande violinista e compositore Salvatore Accardo: ”Non è certo dei flauti la colpa principale dello scarso amore per la musica e della conseguente ignoranza musicale dei giovani. Certo se si abituano a conoscere la musica solo attraverso i flautini, avranno difficoltà poi a sentire una sinfonia di Mahler! Negli altri Paesi, ad esempio in Inghilterra, i giovani nelle scuole – aggiunge il musicista – hanno la possibilità di scegliere uno strumento e di studiarlo. 
Noi invece qui generiamo ignoranti e incompetenti musicali, che non devono diventare per forza musicisti, ma devono conoscere la musica. Tutti i generi – avverte – e non essere bombardati solo da un tipo, per scegliere con cognizione di causa quale ascoltare”. E lancia un appello alle istituzioni: ”Abbiamo tanti giovani musicisti disoccupati – dice – usciti dalle istituzioni concertistiche che chiudono. Potrebbe essere affidato loro l’insegnamento della musica nelle scuole. Sono certo che i risultati sarebbero migliori”. 
”E’probabile che Battistoni dica giusto, ma la colpa può essere anche degli educatori che usano metodi sbagliati”. Così Ennio Morricone, che aggiunge all’Adnkronos: “Esistono due metodi diversi tra loro, ma che sono i migliori per l’insegnamento della musica nella scuola, e che sono quello messo a punto da Carl Orff (il compositore dei ‘Carmina Burana’, ndr.) e quello di Boris Porena.” 
Il compositore premio Oscar Morricone dice pure di averne parlato con l’allora ministro alla Istruzione, Berlinguer, quando affrontò la riforma dell’insegnamento della musica nella scuola: ”Gli dissi che per fare una vera riforma sarebbero serviti dieci anni, e che si sarebbe dovuto lavorare essenzialmente su due cose: un vero programma e degli insegnanti preparati a svolgere quel programma. 
Inoltre bisognerebbe dare a tutte le scuole un impianto per ascoltare la musica e un corredo di una trentina di incisioni discografiche importanti, da fare ascoltare agli studenti.
 In Germania ogni famiglia suona Bach con il flauto dolce e il pianoforte o addirittura il clavicembalo, cantando e leggendo gli spartiti. Quella –conclude Morricone- è la vera nazione musicale, non l’Italia”. 
Per il compositore Giorgio Battistelli, accademico di Santa Cecilia e direttore artistico dell’Orchestra della Toscana: ”Questi flauti di plastica, falsificati e falsamente semplici, usati nelle scuole, non vanno bene. Sono il simbolo di poca fantasia, di pigrizia culturale e intellettuale. Tuttavia, il vero profondo malinteso in Italia – avverte Battistelli – è che la didattica musicale nelle scuole viene vista come attività di serie ‘B’. 
Inoltre nelle scuole italiane capita spesso che chi insegna musica alle medie inferiori, sia un musicista improvvisato. Alle elementari il tema è affrontato con ancor maggiore leggerezza.
I vari ministri dell’Istruzione che si sono succeduti hanno sempre parlato di ripartire dalla scuola per l’insegnamento della musica, ma non si è mai fatto niente. Con la conseguenza che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, i nostri ragazzi nelle scuole non conoscono il piacere di fare musica insieme. Per questo – conclude – dico che la colpa non è solo del flauto, ma di tutto ciò che quello strumento artificiale rappresenta”.

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