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19.08.2026

Falso allarme bomba a scuola, quindicenne italiano resta in carcere a Malta: i genitori: “È stato adescato online”

Il quindicenne italiano arrestato a Malta lo scorso 25 maggio resterà in carcere e non potrà essere scarcerato su cauzione. Lo ha deciso il giudice della Valletta al termine dell’udienza nella quale si è discusso della possibilità di rimettere in libertà il ragazzo, che vive sull’isola con i genitori da alcuni anni. Il giovane è accusato di una serie di reati, dopo aver fatto scattare un falso allarme bomba nella scuola che frequenta.

Le accuse e l’arresto

Il ragazzo è detenuto dal 25 maggio nel carcere minorile maltese. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno maltese, comprendono associazione, partecipazione e coinvolgimento attivo in un’organizzazione criminale, oltre a reati legati alla produzione, distribuzione e possesso di materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione. Accuse pesanti che hanno portato il giudice a respingere la richiesta di scarcerazione. All’udienza il giovane è stato rappresentato dall’avvocato Arthur Azzopardi, mentre era presente anche l’ambasciatrice d’Italia Valentina Setta. In apertura, la giudice ha disposto l’esclusione dei media, consentendo successivamente la presenza dell’ambasciatrice dopo aver verificato l’assenza di opposizione da parte della procura.

La versione della famiglia: “Adescato online”

Come riportato da Repubblica, secondo i genitori, il ragazzo sarebbe stato adescato online attraverso Roblox, la piattaforma di videogiochi. L’organizzazione criminale citata dalla magistratura maltese sarebbe il gruppo online 764, descritto dalla famiglia come una rete di stampo nichilista e misantropo attiva soprattutto nell’adescamento di minori. Gli sconosciuti, secondo il racconto dei genitori, gli avrebbero inviato materiale pedopornografico e contenuti neonazisti e satanisti, fino a spingerlo a provocare il falso allarme bomba nella scuola.

La famiglia ha inoltre denunciato condizioni di detenzione particolarmente difficili. All’inizio di agosto il padre aveva raccontato che, a causa del forte stress, il figlio si sarebbe autolesionato. Avrebbe trascorso “35 giorni chiuso per 22 ore su 24, costretto a mangiare in piedi e, per tre giorni, a nutrirsi con le mani perché nessuno si è preoccupato di fornirgli delle posate”. Secondo il genitore, il ragazzo sarebbe inoltre sottoposto a isolamento, con “un’unica doccia alle 12, quando gli altri riposano”, e detenuto in una cella “da 41 bis”, dotata di un letto, un lavandino “che non funziona” e un water, il tutto sotto la sorveglianza delle telecamere. La vicenda giudiziaria prosegue mentre il giovane resta detenuto a Malta.

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