L’annuncio arriva dal Comune di Padova: dopo le vacanze natalizie, alcune classi di tre scuole primarie attiveranno percorsi dedicati all’affettività e al rispetto reciproco. A proporli è l’assessora al Sociale che presenta l’iniziativa come un’occasione di crescita per i più piccoli e di costruzione di una cittadinanza più inclusiva. L’obiettivo dichiarato è semplice ma ambizioso: educare fin da subito al rispetto delle differenze, al consenso e alla parità.
Il progetto, come riporta il Corriere, sostenuto dalla Consulta di quartiere, si inserisce in un percorso che punta a contrastare stereotipi e comportamenti lesivi spesso considerati “normali”. “La scuola è un luogo decisivo per favorire un cambiamento culturale profondo”, afferma l’assessora, sottolineando la necessità di intervenire già nella scuola primaria per prevenire dinamiche discriminatorie.
L’annuncio, però, non passa inosservato. Se dall’Ufficio scolastico provinciale si mantiene il riserbo in attesa di maggiori dettagli, sul fronte politico scoppia immediata la polemica. La capogruppo della Lega parla di “politica che entra a scuola” e annuncia una ferma opposizione, chiedendo massima trasparenza sui contenuti delle lezioni. A preoccupare, secondo l’esponente leghista, sarebbe l’assenza di un coinvolgimento preliminare delle famiglie e degli organi scolastici: “Giù le mani dai bambini e fuori la politica dalle scuole. Vigileremo sul contenuto di queste lezioni, pronti a fare le barricate. Quando si parla di educazione affettiva e di identità di genere, bisogna fare molta attenzione, perché si fa presto a passare appunto dall’educazione all’ideologia. La dignità e il rispetto delle persone sono infatti valori universali e non hanno bisogno di essere reinterpretati in chiave politica. E riguardando la cosa i bambini delle elementari, mi preoccupa l’assenza di informazione preventiva, di discussione nei consigli d’istituti e, soprattutto, di coinvolgimento delle famiglie. È vero, la prima educazione è quella affettiva. Ma è appunto responsabilità delle famiglie“. A lei si unisce la capogruppo di FdI, temendo che i corsi possano sfociare in letture ideologiche delle questioni di genere: “Mi darò da fare per controllare l’operato dell’assessora, perché non vorrei che questi corsi fossero un modo surrettizio per introdurre tematiche, come ad esempio quella dell’ideologia gender, che nulla hanno a che vedere con l’educazione dei bambini”.
Il clima si scalda ulteriormente mentre a livello nazionale il dibattito è già acceso: la recente approvazione alla Camera del disegno di legge Valditara introduce l’obbligo di consenso dei genitori per ogni proposta di educazione affettiva e sessuale rivolta agli studenti.