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Educazione civica, l’ovvietà di un fallimento

Diversi anni fa, quando la tv ancora si poteva guardare (almeno dalla seconda serata in poi!) Arbore e De Crescenzo ci deliziavano con “Tagli, ritagli e frattaglie”, un titolo perfettamente adattabile come giudizio sulla strampalata legge istitutiva di Civica e il suo inevitabile fallimento.

La trasversalità sbandierata è in realtà una mutanda attillata che non riesce a coprire le vergogne, la sua applicazione è un orrendo patchwork, la sua efficacia inesistente, quasi esclusivamente inutile burocrazia.

Però IRC non si discute, anche se 13 anni d’insegnamento non sono sufficienti a fare di Ferragosto una ricorrenza religiosa, in cui ci si appresta al peccato, più che alla penitenza, un vero capolavoro, giustamente retribuito maggiormente rispetto a “modesti” insegnanti di altre materie.

Eppure sarebbe così facile, efficace e produttivo: organizzazione trasversale per IRC, ora di religione settimanale sostituita da ora di Civica, risparmio per il MI (senza M alla fine!), studenti formati come cittadini invece  che come devoti lavoratori. In Italia, però, non sono evidentemente traguardi ambiti, anzi.


Michele Lombardi

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