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Educazione civica, per DS e studenti è una leva per formare i cittadini: indagine Intercultura

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“I benefici di un’esperienza interculturale durante gli anni delle Superiori sono sempre più evidenti.” È quanto emerge dal XXII rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca (www.scuoleinternazionali.org), dedicato alla dimensione internazionale dell’educazione civica, con focus particolare su quanto avviene nelle scuole secondarie di secondo grado, presentato oggi dalla Fondazione Intercultura, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.

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Con lo scoppio della pandemia il mondo si è scoperto realmente interconnesso, a livello economico, sanitario, ambientale, culturale.  La scuola riveste sicuramente un ruolo chiave nell’educazione alla cittadinanza globale delle giovani generazioni. In tale ottica è sicuramente fondamentale il ruolo dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, obbligatorio dall’a.s. 2020/21.

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L’apertura delle scuole all’internazionalità è diventata una priorità e l’insegnamento dell’educazione civica rappresenta dunque una grande opportunità: l’obiettivo è infatti la formazione di cittadini responsabili e attivi.

Dirigenti scolastici e studenti favorevoli all’educazione civica

Come riportato in un comunicato di Inercultura, dal rapporto emerge che il 97% dei Dirigenti scolastici riconosce il valore dell’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole italiane, con l’obiettivodi formare cittadini consapevoli, ovvero mentalmente aperti verso l’altro (34%), migliorare il senso civico e la convivenza civile (29%) e  diffondere la conoscenza della Costituzione (19%). Anche per quanto riguarda gli studenti, la quasi totalità (93%) riconosce il valore della materia.

Per i ragazzi essere cittadini significa: rispettare gli altri (a prescindere da genere, etnia, etc.) (49%); conoscere i propri diritti e doveri come cittadino, futuro elettore (46%); valutare le conseguenze delle proprie azioni (41%). Rimane sullo sfondo (citato dal 27%) il concetto secondo il quale essere cittadini significa anche essere aggiornati su scala nazionale e globale, seguendo il dibattito politico.

Cosa cambia rispetto a “Cittadinanza e Costituzione”

Presidi e studenti auspicano una maggiore rilevanza rispetto al modo con cui è stato trattato l’insegnamento della precedente materia “Cittadinanza e Costituzione”, che ha giocato un ruolo marginale all’interno della proposta scolastica negli scorsi anni, ulteriormente aggravato nell’a.s. 19-20 a causa dell’emergenza Covid-19.

Tuttavia l’80% dei Dirigenti Scolastici dice di aver attivato la materia in almeno una classe.

In merito agli argomenti che saranno trattai, i DS parlano di Costituzione italiana (valutato come fondamentale dal 48%), educazione ambientale e sviluppo sostenibile (39%), educazione alla legalità (23%) e educazione interculturale e cittadinanza globale (15%).

Permangono tuttavia forti incertezze: secondo i Dirigenti Scolastici si rischia di non avere spazi adeguati in termini di numero di ore (29%) e si teme che manchi un progetto di formazione adeguato per i docenti (24%), tenuto anche conto delle difficoltà a livello organizzativo dovute all’approccio multidisciplinare (27%).

La dimensione internazionale dell’educazione civica

Gli studenti auspicano che durante l’anno scolastico circa 12 ore siano dedicate alla dimensione internazionale dell’Educazione Civica, in particolare affrontando aspetti legati ai valori della democrazia, i diritti umani, la giustizia sociale (40%), l’importanza del dialogo e collaborazione con persone di culture diverse (39%), l’importanza della diversità come fonte di arricchimento del proprio bagaglio culturale (32%), l’importanza della mobilità individuale per studio o lavoro (17%). Un auspicio che si scontra con la mancanza di preparazione del corpo docente poiché il 47% dei Presidi ritiene di avere pochi o nessun docente con una formazione adeguata.

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