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Scuola, docenti e Ata hanno un nuovo contratto: a giugno aumenti e arretrati per intero. Barbacci (Cisl): prossimi passi nuove norme e risorse stabili – VIDEO

Il rinnovo contrattuale dei comparti Istruzione, Università, Ricerca e Afam 2025/2027, sottoscritto il 1° aprile nella parte economica, dovrà presto passare al vaglio della Corte di Conti e del ministero della Funzione Pubblica: lo ricorda Ivana Barbacci, leader della Cisl Scuola, intervistata dalla ‘Tecnica della Scuola’ subito dopo la firma del Ccnl 2025/2027 avvenuta il 1° aprile all’Aran.

“C’è una strategia di continuità – dice la sindacalista Confederale – tra il rinnovo contrattuale economico scaduto, un passaggio importante firmato a fine 2025, e quello valido per il triennio 2025/2027, il quale per la prima volta è stato sottoscritto in costanza di vigenza contrattuale”: due accordi stipulati a distanza di soli quattro mesi, che portano un aumento complessivo dell’11 per cento.

“Ora – sottolinea Barbacci -, auspichiamo che per il mese di giugno, quindi per la fine dalla scuola, possano arrivare nelle buste paga 143 euro lordi medi di incremento per gli insegnanti e 110 euro medi per il personale Ata. E si tratta di aumenti mensili che ci troveremo nella loro interezza. Poi, c’è una parte di arretrati che, attraverso una emissione speciale, riguardante tutto il 2025 e la metà del 2026, sarà di circa 800 euro lordi sempre medi”.

Terminato questo step, va poi completato il percorso della definizione dei diritti e dei doveri, attraverso l’adeguamento della sezione normativa del Ccnl 2025/2027: “Una parte – tiene a dire la sindacalista – che va ad incidere sulla qualità del lavoro e su questo punto i dipendenti che rappresentiamo ci chiedono delle risposte. Vanno completati degli aspetti del percorso di crescita professionale, come la definizione delle professionalità del personale Ata, per le quali abbiamo già stabilito un’architettura. C’è poi il welfare contrattuale: vogliamo introdurre il tema dei buoni pasto, per i quali servono risorse aggiuntive; vogliamo mettere a sistema la partita dell’assicurazione sanitaria, per la quale abbiamo stabilito un accordo con il Ministero; come vogliamo che si torni al recupero dell’anno 2013, che è rimasto “appeso” per la categoria”.

Barbacci ricorda che c’è anche “da lavorare sulla formazione in servizio, attraverso un arricchimento che deve fare riconoscere al lavoratore il percorso svolto e dei crediti. Vorremmo creare, ci crediamo molto, anche delle figure intermedie all’interno del percorso tra i docenti e dirigenti scolastici, quindi a supporto delle autonomie scolastiche”.

La segretaria generale della Cisl Scuola ha quindi ricordato che “sulla contrattazione, sempre per parte normativa, la parte pubblica ha scritto nell’Atto di Indirizzo che occorre dare il via alla valorizzazione delle professioni che operano nella comunità educante: è tempo di aumentare gli stipendi di tutti, che sono troppo bassi, e lo stiamo facendo andando a firmare i contratti non a scadenza; ma è anche vero che occorre fare in modo che il legislatore trovi risorse da destinare alla complessità delle professioni della scuola, chi insegna e opera nei servizi generali amministrativi opera infatti in una complessità e quindi non deve più lavorare in un ambito di appiattimento economico”.

Fondamentale, per dare supporto a questi progetti, sarà la prossima Legge di Bilancio, l’ultima dell’attuale legislatura: “Noi abbiamo bisogno di risorse stabili, non interventi elettorali che hanno un inizio e una fine. Serve una dimensione progettuale, che vada al di là di chi vincerà. Perché la scuola è del Paese e va rispettata nella sua trasversalità: servono risorse che abbiano respiro nel tempo, anche con passi di avanzamento graduali ma stabili”.

I conflitti internazionali rappresentano un ulteriore scoglio: “È anche vero che nel tempo attuale non ci sono condizioni favorevoli, non remano dalla nostra parte, perché ci troviamo per l’ennesima volta in mezzo a conflitti, con l’Italia che ha le sue caratterizzazioni. Il costo della vita è molto elevato, con l’inflazione che potrebbe avere un balzo: dall’attuale 1,8 per cento potrebbe arrivare, tra aprile a giugno 2026, al 3,1 per cento. Vi sono certamente queste situazioni di contesto, ma occorre restituire un valore retributivo a un milione e 250mila lavoratori, altrimenti non ripartirà nemmeno il Paese: se diamo spinta a questi stipendi, allora possiamo anche rimettere in modo una certa distribuzione delle ricchezze e dei consumi”, conclude Barbacci.

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