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12.12.2025

Educazione linguistica, non solo regole e grammatica: lo dicono 50 anni di studi, ricerche ed esperienze

Monica Piolanti

L’apprendimento della lingua non può essere disgiunto dalla conoscenza delle regole e della grammatica, lo ribadisce anche il testo delle Nuove Indicazioni per infanzia e primo ciclo reso noto dal Ministero proprio in questi giorni.
Su questo principio l’accordo degli esperti è fuori discussione. Ma decenni di anni pratica didattica e di esperienze di “scuola attiva” hanno chiarito che il rapporto fra scrittura e grammatica è molto complesso e non basta “conoscere le regole” per saper scrivere correttamente.

Nell’uiltimo mezzo secolo, ad occuparsi di questo tema sono stati tanti docenti che hanno fatto riferimento al Movimento di Cooperazione Educativa, al Cidi e al GISCEL, tutti accomunati dall’idea che sia possibile una “educazione linguistica democratica”, espressione coniata da Tullio De Mauro.

Di questo si è parlato di recente nel corso di una giornata di studio organizzata da CIDI e MCE presso il liceo Morgagni di Forlì. Punto di partenza è stato il lavoro linguistico e pedagogico che un’insegnante, Gisella Galassi, ha sviluppato lungo la sua carriera professionale nella scuola elementare di Forlimpopoli negli anni 70. Il lavoro di Gisella ha avuto come punti di riferimento da un lato la cultura dei bambini, la loro ‘grammatica implicita’ come ben ha messo in rilievo la professoressa Maria Lo Duca analizzando campioni dell’interazione verbale nella classe che la maestra raccoglieva e documentava nelle sue relazioni di esperienze che portava negli incontri di studio e ricerca del Movimento di cooperazione Educativa.

D’altro lato la qualità delle esperienze, in particolare sull’analisi che i ragazzi stessi venivano messi in grado di compiere sul linguaggio parlato e sul delicato passaggio allo scritto, mette in luce lo studio approfondito sulle ricerche linguistiche, in particolare sulle 10 tesi dell’educazione linguistica democratica elaborate da linguisti come De Mauro e Simone. Nelle esperienze che Gisella racconta emerge una fiducia della maestra nelle capacità analitiche e critiche dei suoi alunni, che lei coltivava attraverso la valorizzazione della loro cultura, le tecniche di indagine e ricerca attraverso i questionari e le interviste sulla storia del paese, la considerazione della classe come comunità linguistica che valuta l’efficacia delle comunicazioni e ne rileva i limiti e le necessarie modifiche. Sono i bambini che si accorgono che lo scritto non è la semplice trascrizione del parlato; che si accorgono delle ambiguità e della pluralità di significati che possono essere attribuiti alle parole; che tornano sui propri ‘errori’ per ricostruire insieme i processi di pensiero che hanno portato a un’espressione piuttosto che a un’altra; che ricercano varianti e modalità di funzionamento, decidendo che la lingua ‘non può essere messa in gabbia’, rispondere a regole rigide definite una volta per tutte. Il criterio ispiratore del lavoro di Gisella e della sua collega Francesca Rossi era dare la parola, ‘tutti gli usi della parola a tutti’ come scriveva Gianni Rodari; e il titolo della giornata era ‘il diritto di parola’.

L’organizzazione è stata curata dal Cidi di Forlì la cui Presidente, Paola Silimbani, ha introdotto l’incontro: « Un filo rosso lega Gisella ad un altro nome della migliore ricerca pedagogica degli anni’70, Mario Lodi. I due avevano intessuto un carteggio da cui si coglie sintonia per un fare scuola che rendeva protagonista l’alunno, e la concezione della classe come ambiente privilegiato, spazio del gioco, della costruzione di relazioni, di scoperte e dialogo, che sviluppa ricerca e consapevolezza dell’apprendimento. […] La relazione educativa, la comunicazione e il conversare in classe, che ne sono il canale privilegiato, focalizzano l’uso del parlato in una comunità di bambini per cui l’italiano è da conquistare come voce di un’esperienza comunitaria. Il cuore della sua lezione pedagogica sta in un uso della parola sempre agganciato alla realtà. Nella conversazione in classe, nel silenzio rispettoso dell’ascolto, così come nell’invito ad approfondire e a chiarire il senso dei termini usati, i bambini, soggetti attivi, si appropriavano del significato e dell’uso pertinente di quanto esprimevano»

A seguire gli interventi di Giancarlo Cavinato, del gruppo nazionale lingua MCE, che ha esemplificato i temi trattati dalla maestra Galassi e lo spirito di collaborazione e progettazione con colleghi di realtà diverse che la animava. Pamela Giorgi, ricercatrice dell’Indire, che ha raccolto in uno spazio dedicato i lavori della maestra e di altri maestri della cooperazione educativa, attraverso il diario dei primi anni professionali della maestra, ne ha evidenziato la sensibilità e la delicatezza degli interventi con bambini deprivati culturalmente per i quali la scrittura rappresentava un ‘salto’ culturale a cui dedicare particolare cura. Gloria Calì della redazione di insegnare, la rivista del CIDI, ha delineato i criteri guida della ricerca didattica come competenza professionale per tutti i docenti. La professoressa Lo Duca, docente di linguistica all’Università di Padova ha sviluppato un’analisi delle esperienze raccolte dalla maestra alla luce delle recenti ricerche di etimologia linguistica utili per gli insegnanti che possono così esplorare le origini delle nominalizzazioni e delle forme di comprensione degli alunni. Nerina Vretenar del gruppo nazionale lingua MCE ha illustrato attraverso il lavoro di ricerca delle classi di Gisella e Francesca documentato nel testo ‘Controstorie di due guerre mondiali’ i punti fondanti di un’educazione democratica proposti nel manifesto ‘Educare alla parola’.

Nel pomeriggio gli interventi hanno presentato le buone pratiche possibili oggi nei diversi ordini di scuola: dall’infanzia (Antonella Bruzzo, CIDI), alla primaria (Elisa Amato, gruppo lingua MCE), alla secondaria (Gabriele Vitello, gruppo secondaria MCE); e esperienze condotte a scuola, nell’extrascuola, nel volontariato, nei servizi neuropsicopedagogici.

CIDI e MCE fanno parte di una rete di associazioni di linguistica e letteratura che recentemente ha organizzato a Roma gli Stati generali dell’educazione linguistica per offrire al mondo della scuola strumenti di riflessione ed elaborazione nel momento in cui dal Ministero del Merito si torna a proporre una educazione linguistica mnemonica e nozionistica svilendo il contributo di De Mauro, don Milani, Rodari  e decenni di educazione linguistica come presupposto per la formazione alla cittadinanza.

Iniziative come queste sono perciò quanto mai necessarie oggi in una scuola che sono parzialmente ha acquisito, praticato, sviluppato ricerca e sperimentazione sul linguaggio umano in tutte le sue funzioni e dimensioni.

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