Riprenderà nelle prossime settimane al Senato il disegno di legge Valditara sul consenso informato che già è stato approvato dalla Camera poco prima della pausa natalizia.
E ovviamente le polemiche non mancano.
E’ di queste ore un comunicato della associazione Articolo 26 che contesta la decisione di alcune Amministrazioni comunali che stanno cercando di ostacolare il cammino del disegno di legge e che, nei loro territori, stanno promuovendo iniziative per rendere inefficaci le regole previste dal ddl.
“L’educazione sessuale – sostiene Articolo 26 – al di là di una conoscenza della biologia, coinvolge aspetti molto delicati della persona, toccando ambiti morali, filosofici e religiosi che sono di stretta competenza dei genitori”.
E ancora: “Contestiamo quindi le prese di posizione di una parte della politica, come avvenuto nel Consiglio dell’Unione Reno Galliera, che si permette di contestare scelte morali ‘conservatrici’, tradendo così una volontà di imporre una morale sessuale di stampo politico sottraendola alla scelta della famiglia, in contrasto ad esempio con la stessa Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.
Quest’ultimo documento, infatti, all’articolo 2 del Protocollo addizionale recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche.”
La questione è certamente delicata e complessa anche perché se davvero gli ambiti morali, filosofici e religiosi legati alla educazione sessuale fossero di esclusiva pertinenza della famiglia, alla scuola non resterebbe che prendere atto della impossibilità di intervenire con misure “correttive” di fronte a comportamenti sbagliati degli alunni che però hanno origine proprio in famiglia.
D’altronde persino una testata come Vita.it, non propriamente ascrivibile all’area della sinistra radicale, sottolineava qualche giorno fa che la soluzione adottata dal Governo “dal punto di vista pedagogico, riporta indietro le scuole italiane di decine di anni e si pone su una strada completamente diversa rispetto a quella intrapresa in Europa, dove 20 Paesi hanno reso l’educazione sessuale obbligatoria”.
“La stretta – aggiungeva Vita.it – servirebbe secondo le forze di Governo a proteggere i minori da “informazioni inadeguate”, ma è in contrasto con la quasi totalità delle evidenze scientifiche sul tema, che invece sottolineano quanto un discorso serio, approfondito e autorevole su questi temi sia protettivo per i più piccoli, sia per quanto riguarda il consenso, sia per l’età dei primi rapporti, sia per la prevenzione di gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili”.