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Emanata la direttiva sull’azione amministrativa per il 2001

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E’ stata pubblicata nei giorni scorsi la direttiva ministeriale che fornisce indicazioni ai diversi uffici centrali e periferici della Amministrazione scolastica in merito all’azione amministrativa dell’anno 2001.
La direttiva, approvata dalla Corte dei Conti nei primi giorni di giugno, rischia già di creare qualche difficoltà al nuovo Ministro.
Alcune indicazioni in essa contenute sono infatti in palese contraddizione con il programma di Governo.

La questione centrale è certamente quella della riforma dei cicli: mentre la direttiva sottolinea la necessità che l’intera azione dell’anno in corso sia finalizzata alla applicazione della riforma Berlinguer-De Mauro, il programma del nuovo Governo, come è noto, indica fra i 10 punti da realizzare nei primi 100 giorni di lavoro proprio l’annullamento della riforma e l’avvio delle procedure per riformare l’intero sistema scolastico con criteri diversi.

Ma non solo di questo si tratta: un altro tema centrale è quello dei nuovi poteri locai e delle Regioni in particolare.

Fra i 10 punti del nuovo Governo, le questioni della "devolution" e delle funzioni delle regioni in materia scolastica assumono una posizione di grande rilievo, mentre la direttiva sottolinea l’urgenza di operare per la messa a punto dei curricoli e dell’intera riforma nazionale.

La questione – come è facile intuire – non è solo tecnico-giuridica e neppure esclusivamente politica.

E’ in discussione – a questo punto – l’intero impianto culturale della riforma e dei programmi di studio.
Lo scontro fra vecchia e nuova maggioranza potrebbe quindi spostarsi dal terreno dell’architettura del sistema scolastico (4+3+5 come previsto dalla riforma Berlinguer-De Mauro o 8+4 come già preannunciato da diversi esponenti della Casa delle Libertà ?) al terreno più squisitamente culturale.

Non a caso, forse, proprio oggi il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è intervenuto per ricordare che il sistema scolastico non può e non deve limitarsi a fornire istruzione e competenze tecniche ma deve necessariamente proporre un modello educazionale forte, portatore di valori civili e culturali.

Come dire: internet, inglese e impresa possono anche servire, ma non bisogna dimenticare che scopo ultimo della scuola è quello di educare.

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