L’attrice romana Emanuela Fanelli, classe 1986, ha un passato da maestra della scuola dell’infanzia. A ricordarlo è stata lei stessa, in una intervista rilasciata a Il Messaggero. “Negli ultimi sei anni ci sono state tante emozioni forti, tante soddisfazioni ma non sono diversa da com’ero quando facevo la maestra coi bambini in una scuola di Roma”, queste le sue parole.
“Mi chiamavano Mela, senza maestra: sei Mela tutti i giorni. Ho fatto tanti lavori per non pesare sulla famiglia: call center, cameriera, insegnante appunto. La capo istituto sceglieva con un solo criterio: quelli che fanno davvero bene ai bambini. Lei dice che non sono molti. Erano bimbi della materna e quello – ho capito – è un tempo determinante per la vita: quei bimbi dai 2 ai 6 anni sono esseri umani in purezza, sei te, un te molto giovane ma purissimo. Ti diamo uno zainetto – famiglia, amici, scuola – e tu immagazzini. Poi apri lo zaino quando sei più grande e se hai buoni maestri sai selezionare le emozioni giuste. Eravamo molto attenti alla gestione dei conflitti: davamo regole per rispettare il pensiero e il corpo degli altri. Non puoi costringerlo a giocare con te con quel giocattolo; troviamo una cosa che piaccia a tutti e due”, ha aggiunto, parlando del suo metodo didattico.
Ecco cosa pensa in merito alle nuove tecnologie: “Qualche bimbo ora ragazzo mi viene a trovare: ho una gran fiducia in loro. Parliamo tanto dei social, ma io li toglierei agli adulti, i telefonini, viste le cose che leggo. Una volta gli avremmo detto toglietegli il fiasco, adesso toglietegli il telefono. In generale, gli adolescenti ci stanno più attenti a quello che postano. Sanno cos’è il bullismo, noi lo subivamo e non sapevamo che si chiamasse così. È un tempo delicato, in cui conta molto quello che pensano gli altri di te: parlando coi miei ragazzi, mi sono ricordata con tenerezza quel momento in cui senti che è bello diventare adulti per sentire meno quella pressione. Ne verranno altre, ma allora non lo sai”
“Mi manca quell’ambiente, completamente opposto a quest’altro. Quando arrivi a scuola i bambini non hanno quel ‘ciao tesoro come stai?’ un po’ finto, a loro non importa, sono contenti di vederti perché ti vogliono bene. Recitare è il sogno ma insegnare mi piaceva molto, ho fatto tanti mestieri ma quello l’ho fatto per dieci anni e ho pensato che avrei potuto farlo per tutta la vita se non fossi riuscita come attrice”, queste le sue parole di due anni fa.
“Se non dovessi più avere proposte per cose che mi piacciono, posso sempre tornare a fare la maestra. Questo mi dà una grande forza. So che so far bene anche un’altra cosa nella vita e non mi importa se non mi vede nessuno. La notorietà non è mai stata la meta. Per carità, è una conseguenza bellissima, altrimenti il mestiere nostro lo faresti in camera tua. Ma non è un’ossessione”, ha rivelato.