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Genitori bulli e violenti, lo sapete che i figli vi imitano e diventano come voi? L’assurda storia della giornata del fair play finita in rissa

Doveva essere una giornata di calcio giovanile dedicata al fair play e alla volontà condivisa di sostenere i ragazzi “solo con gli applausi”: invece, malgrado le premesse, è finita in rissa, con diversi genitori che se le sono dette e date di santa ragione, sulle gradinate del campo dell’Isolotto a Firenze, nel corso di una gara di esordienti.

Non è servito a molto inquadrare l’incontro in un clima ultra-amichevole, orientato ai sani valori sportivi e con un dirigente a fare da arbitro: la “scintilla” che ha fatto scoppiare la rissa è stata la concessione di un calcio di rigore assegnato alla squadra di casa; alcuni genitori non l’hanno presa bene, poi sono volate delle parole pesanti, le offese, le urla, la minacce, quindi si è arrivati agli spintoni e agli schiaffi

Il tutto, scrive l’Ansa di Firenze, “sotto gli occhi increduli dei giovani calciatori, alcuni dei quali avrebbero cercato di separare gli adulti. L’imbarazzo è stato generale: dirigenti e famiglie presenti hanno assistito a una scena in netto contrasto con lo spirito della giornata”.

E pensare che il progetto delle ‘partite applaudite’ era nato in Toscana proprio per combattere insulti e aggressività nello sport giovanile: una tendenza, come tra gli adulti, purtroppo in crescita.

Dopo la rissa è stata proposta una riflessione condivisa tra i genitori, con l’idea di ritrovarsi sugli spalti in modo diverso, cercando di ricucire i rapporti. Il messaggio emerso dai dirigenti è semplice ma impegnativo: lavorare non solo sull’educazione sportiva dei ragazzi, ma anche su quella generale degli adulti.

Fondamentale, come abbiamo scritto in passato, risulta il coinvolgimento dalla famiglia, i primi adulti di riferimento che incidono pesantemente sull’apprendimento dei valori e sulla formazione degli stili di vita. Si parla molto di educazione civica, rispetto delle regole, gestione dei conflitti. Ma cosa può fare concretamente un insegnante quando, fuori dall’aula, gli studenti assistono a comportamenti del genere?

Secondo pedagogisti e studiosi del clima educativo, l’apprendimento dei valori avviene soprattutto per imitazione. Quando l’adulto di riferimento legittima la violenza come risposta alla frustrazione, il lavoro scolastico passa in secondo piano e può risultare vano.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ci dicono che sono in aumento gli episodi di tensione e aggressività nei campionati dilettantistici e giovanili, spesso con protagonisti adulti sugli spalti più che in campo.

È esemplare quanto accaduto lo scorso 31 agosto scorso al campo sportivo Paradiso di Collegno, durante una gara del torneo giovanile “Super Oscar Memorial” tra Cfs Carmagnola e Gsd Volpiano Pianese: la partita, vinta 1-0 dal Carmagnola, si è conclusa con uno scontro fisico tra due ragazzi di 13 anni, degenerato rapidamente con l’intervento dei rispettivi padri: uno dei genitori avrebbe scavalcato la rete di separazione degli spalti per colpire il giovane portiere del Volpiano, mentre l’altro, dirigente della società ospite, era già presente in campo. Bilancio: un ragazzo con la frattura del malleolo e un altro colpito con pugni e schiaffi.

“La pressione competitiva viene trasferita sui ragazzi, che diventano il prolungamento delle ambizioni frustrate degli adulti. Gli sfottò tra adolescenti, descritti come “frequenti” dagli allenatori, “vengono letti dai genitori come affronto personale, giustificando una reazione violenta”, ha dichiarato l’allenatore del Volpiano all’Ansa.

E i cattivi esempi degli adulti non riguardano solo il calcio: durante una gara di hockey a rotelle del 29 novembre scorso, a Novara alcuni tifosi dell’Amatori Lodi avrebbero rivolto cori razzisti contro Bruno Dinis, giocatore dell’Azzurra Novara. L’episodio è avvenuto davanti a genitori e bambini di una scuola primaria, invitati a vedere la partita.

Gli episodi dell’Isolotto a Firenze, Collegno e Novara, purtroppo tre fra i tanti, confermano che la crisi educativa non nasce sui banchi di scuola, ma tra i genitori: in famiglia, in automobile, sugli spalti dei campi sportivi, diventano portatori di pessimi esempi che, alla lunga, diventano parte culturale e caratteriale dei figli.  

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