Mentre in tutta Europa dilaga l’emergenza caldo – con temperature che non di rado superano i 40 gradi e creano difficoltà ai cittadini, soprattutto quelli più fragili – si riaccende il dibattito sui climatizzatori nelle scuole italiane. Specialmente in tempo di esami, con migliaia di studenti che, scrive Il Domani, affrontano la maturità 2026 in scuole bollenti, con “aule senza climatizzazione, ricambi d’aria insufficienti, infissi obsoleti, corridoi roventi, cortili assolati”. Con loro resistono docenti, commissari e personale ausiliario, chiamati a svolgere compiti che richiedono concentrazione e lucidità in condizioni che producono, invece, “affaticamento, disidratazione, cefalea, irritabilità, calo dell’attenzione e stress termico”.
La normativa italiana è chiara. La scuola è equiparata a un luogo di lavoro, e come tale deve rispettare precise tutele. “L’articolo 2087 del Codice civile”, ricorda la testata, “impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori; gli articoli 28 e 29 del D.lgs. 81/2008 obbligano a valutare tutti i rischi e ad aggiornare il Documento di valutazione dei rischi (Dvr) quando cambiano le condizioni di esposizione”. Inoltre, “il Dpr 74/2013 aggiunge che si devono garantire condizioni compatibili con salute, sicurezza, apprendimento e lavoro: 30 gradi in aule affollate non garantiscono affatto condizioni compatibili con la salute”. Eppure, “per le scuole si tace e sopporta”.
C’è chi obietta che gli edifici scolastici sono troppo vecchi per essere adeguati. Ma l’Italia, scrive ancora il quotidiano, già climatizzato musei, palazzi storici e ministeri. Un esempio eclatante citato dalla testata è quello di Palazzo Chigi, risalente al Seicento. “Non si comprende perché gli edifici scolastici debbano restare l’eccezione. Il patrimonio scolastico italiano comprende decine di migliaia di edifici pubblici. Scuole fresche, salubri ed efficienti potrebbero essere usate anche d’estate: attività educative, biblioteche di quartiere, laboratori, centri culturali”. Perché la scuola, conclude Il Domani, dovrebbe essere “infrastruttura minima di salute, sicurezza, istruzione e democrazia”.