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Esami terza media, genitori non fanno partecipare il figlio con sindrome di Down per fargli ripetere l’anno: la scuola dice no

Redazione

Una storia contorta che vede come protagonista un ragazzo con sindrome di Down della provincia di Ancona di quattordici anni. Secondo i suoi genitori, che hanno scritto una lettera, sarebbero stati negati allo studente i diritti di inclusione. Lo riportano Ancona Today e Ansa.

La lettera sfogo

“Dovrebbe vivere la scuola con i propri compagni e partecipare alle gite scolastiche per eliminare quelle barriere relazionali che si frappongono giornalmente – osservano la madre e il padre dell’alunno – ma ciò che la legge prevede trova difficoltà applicative nella vita quotidiana e, ancora più grave, certi ostacoli emergono nel plesso scolastico per logiche incomprensibili”.

Nell’anno scolastico appena concluso, secondo il loro racconto, “ha subito varie condotte in violazione del diritto di inclusione: nel dicembre scorso gli è stato impedito di partecipare alla gita scolastica con rientro in giornata nonostante la presenza di un educatore e un insegnante di sostegno, stessa cosa per la gita internazionale a marzo 2025”.

I genitori avevano pagato le quote delle gite, mascherando al figlio i veri motivi della mancata partenza per non farlo soffrire. Il 14enne avrebbe frequentato solo “sei ore settimanali in classe invece di 37, trascorrendo la maggior parte del tempo con un’insegnante di sostegno fuori dell’aula”.

“Si è sentito escluso”

“Si è sentito escluso – affermano i genitori – alla disabilità si è unito un forte stress emotivo che l’ha portato a non partecipare all’esame di licenza media”. I genitori, forti di consulenze mediche favorevoli, vorrebbero che ripetesse la terza media, con più presenza in classe ma la scuola, dicono, lo vuole fuori perché gli ha fatto avere un attestato per passare alle superiori.

La permanenza in terza media “rafforzerebbe il suo benessere psichico educativo e gli farebbe raggiungere la piena espressione del suo potenziale”, affermano i genitori, in base alle consulenze. Il 10 luglio, tramite il loro avvocato, hanno scritto alla scuola e all’Ufficio scolastico regionale per far rimanere il ragazzo in terza media ma non hanno ricevuto risposta. Di fronte al silenzio stanno valutando la via giudiziale.

“Ad oggi, nessuna risposta o convocazione è pervenuta”, affermano. “Comprendiamo gli impegni di questo periodo per preparare il nuovo anno scolastico”, scrivono i genitori, “ma proprio per questo silenzio ci appelliamo pubblicamente, confidando di essere ricevuti”.

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