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Aggiornato il 21.07.2025
alle 09:46

Docente per l’inclusione anziché “insegnante di sostegno”. Le critiche degli esperti; Ianes: “Parlare di cosmesi linguistica è perfino eccessivo”

Sulla proposta di legge di 6 parlamentari della Lega volta a modificare il termine “docente di sostegno” in docente per l’inclusione” abbiamo sentito il parere di alcuni esperti.

“Sinceramente – osserva Evelina Chiocca, docente nei corsi di specializzazione per il sostegno e presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno – dubito seriamente che ‘cambiare una denominazione’ possa, quasi fosse una magia, estirpare fenomeni come la delega o la deresponsabilizzazione o le cattive prassi, di cui troppo spesso i genitori si lamentano”.
“Si può concordare sul fatto che la dicitura abitualmente in uso anticipi scenari scarsamente o per nulla inclusivi – aggiunge Chiocca – ma è anche vero che ‘docente di sostegno’ non è la dicitura ufficiale; la legge, infatti, li denomina ‘docenti specializzati’. Senza dimenticare poi che i docenti sono “già assegnati alla classe”, non certamente ad un alunno”.

“Nella mia esperienza ventennale di docente di sostegno nella scuola primaria  – sostiene Silvia Portigliatti, presidente del Comitato per l’integrazione scolastica – ho lavorato anche effettuando lo  scambio dei ruoli ( docente di sostegno e docente curriculare ) e posso affermare che tutti i docenti dovrebbero essere considerati docenti inclusivi. A tal proposito ritengo”.
Aggiunge Portigliatti: “Il profilo dei docenti inclusivi, redatto dall’ EADSNE (Agenzia europea per i bisogni speciali e l’istruzione inclusiva) prevede 4 valori fondamentali che ciascun docente dovrebbe avere a prescindere dalla formazione iniziale, del tipo di scuola, grado, disciplina: valorizzare le diversità, sostenere gli alunni, lavorare con gli altri, promuovere la formazione e  l’aggiornamento professionale continui”.

Severo il giudizio di Dario Ianes docente universitario di pedagogia speciale e fra i massimi esperti italiani sui temi dell’inclusione: “E’ troppo facile definire questa operazione-propaganda come ‘cosmetica linguistica’, e poi le si farebbe troppo onore. Se si volesse davvero spingere sull’inclusione ci sarebbero ben altre cose da fare: formazione dei curricolari, codocenze, supervisione e supporto da parte di esperti, evoluzione radicale cioè del sistema di supporto all’eterogeneità delle classi”.
“Ma con questo governo –
conclude Ianes – di cui conosciamo bene gli atti concreti, non c’è alcuna possibilità”.

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