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24.11.2025

Famiglia nel bosco, cosa dice la stampa estera al riguardo

Se ne sta parlando moltissimo in ogni spazio possibile, i social e la stampa hanno reso virale la vicenda dell’allontanamento dai genitori dei tre figli della famiglia anglo australiana, che vive nei pressi di Vasto in Abruzzo.

La cronaca, dietro alla quale si è creato un dibattito intenso e politico, incentrato sui diritti dei minori e la loro tutela, sulle libertà di scelta e sulla bontà delle decisioni giuridiche, ha avuto la sua eco anche in diversi giornali esteri.

La famiglia che vive “off grid”

In inglese “off grid” vuol dire essere autonomi e non collegati alle reti di servizi essenziali come acqua, gas e elettricità.

Su questo aspetto, che è centrale nello stile di vita della famiglia Birmingham Trevallion, insistono molto i giornali britannici che finora sono le principali testate estere che hanno dedicato ampio spazio alla vicenda.

Da qualche ora anche la CNN, Cable News Network, ha dato la notizia, limitandosi ad un rapido resoconto, che rende nota la posizione del Tribunale per i minori dell’Aquila, senza fornire al momento maggiori dettagli sulla vicenda.

Wanted in Rome, il giornale pubblicato dal 1985 per gli expat che vivono in Italia, racconta l’intera storia, fornendo dettagli, citando i fatti in maniera chiara ed essenziale, senza prendere alcuna posizione, rilevando il clamore mediatico suscitato subito dopo l’allontanamento dei tre bambini.

Il Daily Mail, antico quotidiano britannico, che nel 2020 è stato il giornale cartaceo più venduto nel Regno Unito, si è occupato già due volte della famiglia Birmingham Trevallion, che ricordiamo essere un ex chef di Bristol, focalizzando l’attenzione sia sulla cronaca sia sulle scelte parentali, senza entrare nel merito del dibattito sulle libertà educative.

Il Sunday Times riporta la storia della famiglia facendo riferimento alla cronaca e citando le difficoltà incontrata dalla “wilderness couple” (la coppia selvaggia) a causa del sistema giuridico italiano che tutela i minori.

Il Telegraph, antico quotidiano britannico, narra la storia con dettagli, pubblicando molte immagini della famiglia, non oscurando i volti dei bambini, cos’ come avviene in Italia a seguito di normative ben precise in merito, a partire dalla Carta di Treviso del 1990; inoltre il quotidiano britannico fornisce molti dati, che in Italia non sono stati pubblicati, per esempio nomi e età dei minori.

Reuters, l’agenzia di stampa britannica, che si definisce politicamente neutrale, punta l’attenzione sulle dichiarazioni di Nathan Trevallion, il padre dei minori sottratti temporaneamente alla sua potestà genitoriale, rilevando gli aspetti umani della vicenda e le questioni legali.

Le famiglie neo rurali

Catherine Birmingham, australiana ex insegnante di equitazione, e Nathan Trevallion, con molte esperienze lavorative alle spalle, lei autrice di libri che ha aperto un sito ispirato alla sua visione della vita meditativa e a contatto con la natura, sono solo gli esempi più noti di un gruppo di persone che si definiscono “neo rurali”. Tra Tufillo e Palmoli, due piccoli comuni nel chietino, sono diverse le famiglie neo rurali che hanno scelto di vivere a stretto contatto con la natura, adottando uno stile di vita ispirato al principio della “decrescita felice”. Provengono dal Nord, dal Centro e dal Sud Italia, da Vienna e dal Brasile, hanno dai 30 ai 63 anni, e ciascuno è arrivato alla scelta di vita neo rurale da diversi percorsi personali di vita. 

Il neo ruralismo, che coinvolge da decenni in tutto il mondo persone di origine non contadina, che decidono di emigrare nelle campagne per condurre uno stile di vita ispirato al rispetto delle risorse e alla sostenibilità, è da tempo indagato a livello scientifico e antropologico e vede gruppi di varie dimensioni in Europa e Nord America.

Unschooling nel mondo

Spesso la scelta delle famiglie neorurali punta all’unschooling per l’istruzione dei figli, come Catherine Birmingham dice con chiarezza nel suo sito, suggerendo la totale coerenza delle scelte neo rurali con l’unschooling. In Italia si sta diffondendo all’interno delle famiglie che già praticano istruzione parentale, homeschooling, attualmente l’unica alternativa all’istruzione scolastica tradizionale consentita. Nel resto del mondo, come emerge dai dati forniti dal sito sono numerosi i Paesi che accettano l’unschooling, con modelli molto flessibili, per esempio negli USA, in Canada e Australia, a quelli moderatamente flessibili, per esempio Regno Unito, Irlanda, India. In altri Paesi la rigidità si estende anche all’homeschooling, come avviene per esempio in Germania, Grecia, Guatemala, Cuba, così come riportato  dal sito https://www.unschoolingmom2mom.com/, dove è possibile trovare materiali informativi, gruppi di famiglie che hanno scelto la pratica educativa,  veri e propri corsi (a pagamento) per diventare esperti di unschooling e diffondere la pratica in tutto il mondo.

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