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19.12.2025

Famiglia nel bosco, respinto ricorso: i bimbi rimangono in struttura protetta anche a Natale

I giudici della Corte d’Appello dell’Aquila hanno rigettato il reclamo contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento dei tre figli della coppia anglo-australiana che vive in un bosco in Abruzzo lo scorso novembre.

I bambini, quindi, rimarranno nella casa famiglia in cui sono stati collocati, anche a Natale. Il punto controverso, come riporta Il Corriere della Sera, continua ad essere quello della convivenza con i coetanei dei bambini.

Le reazioni

Immediato il commento del vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Per questi giudici una sola parola: vergogna. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!”.

E “così, neanche per Natale i bambini potranno tornare a casa con mamma e papà”, scrive invece Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. “Di questa famiglia – prosegue – abbiamo letto tutto e di tutto, con un’intromissione di apparati dello Stato in scelte e stili di vita che ciascuno è libero di non condividere ma che ancora non si capisce cosa abbiano a che fare con una decisione, quella di separare i figli dai genitori, che dovrebbe essere assunta solo in casi estremi e di fronte a pericoli vitali. Abbiamo letto sui giornali le valutazioni dei magistrati e dei servizi sociali sulle potenziali conseguenze di abitudini e scelte educative, ma assai meno sembra che ci si preoccupi delle conseguenze psicologiche che l’allontanamento dalla famiglia può produrre su bambini così piccoli, e che sono destinate a durare”.

“La decisione della Corte d’Appello dell’Aquila di rigettare il ricorso dei genitori della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ di Palmoli, è per me francamente ingiusta. Confermare l’allontanamento dei tre bambini minori e la sospensione della responsabilità genitoriale, è per me un accanimento nei confronti di una coppia che ha dimostrato apertura e collaborazione. I genitori hanno, infatti, anche accettato l’istruzione domiciliare con un insegnante a casa. Eppure, questo non è bastato. I giudici hanno preferito continuare a separare questi bambini felici dai loro affetti più cari, infliggendo un trauma irreversibile. Chi restituirà la serenità a questa famiglia? Chi restituirà la tranquillità perduta a quelle povere creature, strappate dal loro ambiente per essere collocate in una struttura, lontane dal papà e con la mamma presente solo in orari limitati? Ma possibile che non ci si renda conto del trauma inflitto a tre bambini? Provo dolore e pena per loro. Con la famiglia nel bosco pugno duro, e con le famiglie dei campi nomadi? Due pesi e due misure. Perché non c’è lo stesso trattamento con i bambini nei campi rom che vivono in stato di degrado e spesso sono sfruttati per attività criminose o nel migliore dei casi, per fare l’elemosina agli angoli delle strade?”, così il deputato della Lega Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione.

“Ce lo aspettavamo”

Per la legale della famiglia “la lettura della sentenza dice tutt’altro: dice esattamente quello che già ci aspettavamo e che poi sarebbe capitato. La Corte d’Appello doveva semplicemente limitarsi a dire se al tempo, quando era stata emessa l’ordinanza, c’erano i presupposti perché potesse farlo oppure no, se vi erano i presupposti formali per l’applicazione di questa ordinanza. La Corte d’Appello, così come fa nel 70 percento dei casi, ha detto che effettivamente c’erano questi presupposti. Ovvero, non hanno ravvisato delle lacune macroscopiche tali da determinare il rigetto”. 

Pur tuttavia, sempre nel corpo della sentenza si dice che sono stati tali e tanti i progressi e comunque la soluzione alle problematiche predisposte dai coniugi, dai genitori, tali da avere una sufficiente probabilità di essere valutata in modo positivo dal tribunale”, ha concluso, ribadendo il suo convincimento che la Corte abbia riconosciuto i passi in avanti dei genitori per riavere i loro figli.

“Sarà il tribunale per i minorenni a decidere e a valutarli nella giusta misura”. C’è quindi da parte dei coniugi una speranza di far tornare i figli: “Non è necessario che ci sia una udienza, il Tribunale potrebbe decidere in qualsiasi momento”.

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