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Aggiornato il 24.09.2025
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Fare figli è un lusso: lo Stato non aiuta, in 12 mesi persi 30mila nati. Inevitabile il calo di alunni, classi, scuole, docenti, Ata

Marco Giuliani

È risaputo che fare i figli è un impegno complesso e costoso. Ma probabilmente pochi immaginavano che negli ultimi anni si sarebbe trasformato in un vero e proprio “lusso”: Moneyfarm, società di consulenza finanziaria con approccio digitale, ha rivelato che tenendo conto dell’attuale costo della vita, decisamente sfavorevole alle famiglie medie italiane, crescere un figlio fino a 18 anni comporta una spesa che va tra i 107.000 e i 205.000 euro, per una media di circa 156.000 euro.

Secondo Davide Cominardi, investment consultant manager di Moneyfarm, “avere un figlio, in Italia, comporta una spesa notevole che, al di là di forme di sostegno parziali, ricade quasi interamente sulle famiglie. È quindi una scelta che merita di essere pianificata con cura: una programmazione consapevole permette di allocare al meglio le risorse, così da rispondere in modo efficace ai bisogni del bambino e garantire l’equilibrio economico dell’intero nucleo familiare”.

“In questo quadro – continua Cominardi -, il ruolo del consulente finanziario è fondamentale: insieme si analizza la situazione patrimoniale dei genitori, si valuta il livello di risparmio già accumulato e si esamina il flusso di entrate e uscite previsto nel tempo. Questo consente di definire obiettivi concreti e identificare gli strumenti di investimento più adatti alle specifiche esigenze di ogni famiglia”.

Commentando con l’Adnkronos questi dati, Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, sostiene che “l’Italia non è un Paese per famiglie: i dati Moneyfarm mi sembrano anche inferiori rispetto alla realtà, ma fanno capire che per parlare di natalità prima devi modificare questa dinamica strutturale. Altrimenti è inutile parlarne, fare assegni unici, fare politiche familiari: se non cambi la considerazione che in Italia la nascita di un figlio, come evidenziano i dati, è una delle prime cause di povertà, non si va da nessuna parte”.

“Noi dobbiamo entrare nella logica che un figlio è un bene comune – ricorda De Palo – che i bambini sono non solo qualcosa di molto bello ma anche la garanzia del futuro del Paese, la garanzia del nostro welfare, delle pensioni, del sistema sanitario e di un prodotto interno lordo che ci fa essere uno dei Paesi che contano ancora oggi”.

Sul numero medio dei figli nel nostro Paese (1,18 figli per ogni donna, mai così basso) e il primato negativo di 370mila bambini nati nel 2024, De Palo sottolinea che “i dati Istat usciti dieci giorni fa ci dicono per il 2025 si prevedono circa 30.000 bambini in meno: si arriverà grosso modo a 340-345mila nascite”.

Un quadro tendenziale che, alla lunga, non potrà che provocare un ulteriore dimensionamento scolastico, che significa meno iscritti, meno classi, meno scuole, meno insegnanti e personale, dirigenti e Dsga compresi. A meno che non cambino i parametri per tenere in vita le scuole, riducendo il tetto minimo di iscritti e cambiando le modalità di formazione delle classi, che ad oggi continuano a realizzarsi sulla base dei numeri minimi introdotti durante l’ultimo Governo Berlusconi, con Mariastella Gelmini ministro dell’Istruzione.

In assoluto, il problema è l’assenza di “una fiscalità a dimensione familiare: in Italia si pagano le tasse in base al reddito e non si calcola la composizione familiare. In Italia i giovani mettono su famiglia, si sposano, cercano casa e trovano un lavoro non precario troppo tardi”.

Quindi, per il presidente della Fondazione la natalità deve essere affiancata dal “lavoro per i giovani, accesso alla casa per i giovani, fiscalità familiare, dove un figlio non è considerato un costo ma un bene comune. Queste sono le fondamenta. E invece andiamo avanti a colpi di asili nido, congedi parentali, senza avere fondamenta: sono favorevolissimo a queste misure, ma non sono le fondamenta”.

Eppure, sostiene ancora De Palo, “in Italia c’è desiderio di famiglia, e i dati Istat lo riportano chiaramente. Lo scandalo è che le donne vorrebbero 2,4 figli ma sono ‘costrette’ a farne solo 1,18. Lo scandalo è che i giovani dai 10 ai 19 anni, per il 70% vorrebbe sposarsi e avere dei figli e, di questo 70%, l’85% vorrebbe due o più figli. Però poi non riescono a farlo. Allora, ci dovrebbe essere una mobilizzazione generale da parte di tutti per permettere ai giovani di avere la possibilità di avere un lavoro, una casa e una fiscalità più legale”.

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