Home Politica scolastica Fi: da Renzi “politica sfasciafamiglie”. Ma dimentica Gelmini

Fi: da Renzi “politica sfasciafamiglie”. Ma dimentica Gelmini

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  • GUERINI

Su Facebook il vicepresidente del Consiglio regionale della Campania ed esponente di Forza Italia, facendo il suo mestiere di opposizione, si scaglia contro il presidente del consiglio, Matteo Renzi, scordando però gli 8 miliardi di tagli al Miur della ex ministra di Fi Mariastella Gelmini e la sua riforma che in un sol colpo tolse ore, materie e tempo scuola, mentre la sinistra si stracciava le vesti.  Talvolta pare di assistere a una sorta di pantomima della legge del contrappasso o a uno spettacolo impostato sullo scambio dei ruoli e delle battute tra attori della medesima compagnia.

Ha detto infatti l’esponete di Fi:  “E’ un’operazione di stampo chiaramente elettoralistico quella messa in campo da Matteo Renzi con la pseudo-riforma della scuola. Errori ed anomalie nelle graduatorie dei trasferimenti stanno tuttavia dimostrando che il tentativo di racimolare consenso è riuscito piuttosto male. Di fatto, la politica della scuola messa in campo dal Presidente del Consiglio è una politica sfasciafamiglie, che rischia di pregiudicare pesantemente anche l’avvio del nuovo anno scolastico”.

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“La storia professionale dei singoli docenti pare non essere più rilevante ai fini della predisposizione delle graduatorie. Siamo davanti a casi molto strani: laddove ci sono i titoli ed un punteggio più alto si viene spediti fuori regione, dove invece c’è un precariato pari a zero e poca esperienza si finisce sotto casa”, rincara il vicepresidente del Consiglio regionale campano. “C’è una sola spiegazione. Renzi ha richiamato al lavoro i riservisti nella scuola, a discapito dei percorsi formativi svolti o in via di svolgimento da tanti giovani laureati e laureandi che hanno scelto la via accademica, la migliore, per insegnare nella scuola. Ciò perché sperava in un’operazione volta a rastrellare consenso nelle classi medie. Si è invece ritrovato un boomerang tra le mani, che ora non sa fermare e fa fatica a gestire. Un altro caso di malapolitica e di cattiva amministrazione dell’istruzione pubblica”.