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Fioroni: sì al kit anti-droga, ma diamo più informazioni sui rischi

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Altro giro di vite contro l’assunzione di droghe e alcol tra i giovini: il ministro della Pubblica Istruzione ‘benedice’ il kit gratuito anti-droga da affidare alle famiglie con adolescenti di una zona di Milano e rilancia la corretta informazione per rendere noti i rischi di assunzione. Giuseppe Fioroni ha espresso i suoi giudizi il 21 maggio a Milano intervenendo ad un convegno sul fenomeno del bullismo svolto nella sede della fondazione Exodus. Quello del responsabile del dicastero di viale Trastevere è un vero e proprio monito a studenti, docenti e famiglie: “l’uso di sostanze drogastiche, al pari di fumo e alcol, è patologico e non fisiologico – ha detto Fioroni – e per questo occorre riprisitnare il concetto che le regole esistono per essere rispettate e non per essere condonate”. Inevitabile il riferimento al kit anti-droga, proposto dall’assessore comunale alla Sanità di Milano, Carla De Albertis: secondo il ministro può senz’altro trattarsi di uno strumento utile in chiave preventiva. “Il kit va bene – ha detto Fioroni – ma dobbiamo metterci d’accordo cosa è e chi lo utilizza. Prima di tutto occorre prevenire informando i ragazzi sui rischi e i danni cui vanno incontro, perchè un ragazzo informato è un ragazzo formato”.
Le dichiarazioni hanno subito suscitato delle reazioni, più positive sul fronte dell’opposizione: “Il ministro Fioroni dice bene quando parla del kit anti-droga come di un utile strumento ma dalle sue parole si capisce che non è correttamente informato”, ha detto Ignazio La Russa, presidente dei deputati di Alleanza Nazionale. 
“L’iniziativa dell’assessore comunale Carla De Albertis – aggiunge La Russa – rilanciata dal presidente Gianfranco Fini e approvata dal sindaco di Milano Letizia Moratti, relativa alla distribuzione gratuita del kit anti-droga alle famiglie della zona 6 con figli di età compresa tra i 13 e i 16 anni, fornisce con una apposita documentazione, tutti gli elementi utili per una corretta informazione circa il pericolo derivante dall’uso da parte di questi di sostanze stupefacenti. Proprio oggi inoltre, sono partite le prime lettere, una sorta di ‘informativa scientifica’ redatta in collaborazione con il Centro anti veleni dell’ospedale Niguarda, nella quale si danno alcune indicazioni ai genitori per contrastare la cultura dello sballo”. 
Di tutt’altro tenore il giudizio del vice presidente della commissione Giustizia alla Camera, Daniele Farina: “il ministro Fioroni sbaglia nel giudizio positivo sul kit – ha dichiarato Farina – ma coglie il vero problema della mancanza di informazione e della prevenzione soprattutto rispetto ai giovani”.
In Italia negli ultimi anni l’uso di droghe e sostanze eccitanti ha ormai raggiunto tra i giovani picchi di consumo elevatissimi (ben al di sopra delle stime ufficiali) determinando problemi a catena, come quelli noti della dipendenza o meno noti legati a patologie psichiatriche, all’aids e alle epatiti. Risulta poi sempre più bassa l’età del primo contatto con la droga: il gruppo più interessato rimane comunque quello tra i 14 e i 19 anni, che attraverso il ‘passaparola’ con i compagni di scuola prova per la prima volta uno spinello o una delle cosiddette ‘sostanze ricreazionali’, espressione tecnica quanto ambigua che indica ecstasy, anfetamina e in generale le pasticche che si consumano in discoteca o nel weekend. Il 32,1% dei giovani dai 14 ai 24 ha fatto uso di cannabis e il 4,8 di cocaina, uno o più volte nella vita. 
E cambia la natura stessa delle droghe: oggi, nella cannabis e nei suoi derivati, che arrivano soprattutto dal Nord Africa, la percentuale di principio attivo può arrivare fino al 15%, mentre negli anni Settanta, quando gli spinelli diventarono di moda, non si superava il 2-3%. I ragazzi che vanno regolarmente a scuola, comunque, sono più al sicuro di quelli usciti dall’ambiente formativo.

Ultimamente si è ridotta sempre più anche l’età media del primo bicchiere di alcol consumato dai giovani italiani: mentre nell’Ue la media si aggira sui 14 anni e mezzo, nel nostro Paese si scende sempre più toccando la quota record di 11-12 anni. 
Da una ricerca relativa al periodo 1998-2002 risulta che se da una parte vi è stata una diminuzione della quota di bevitori abituali del 3,6%, tra i 15enni e i 16enni, dall’altra fa da contrappeso un aumento pari al 9,2% tra i giovanissimi under 14. 
In tutto circa 800 mila giovani subiscono il fascino della bottiglia e ben il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi tre volte a settimana.