Una scuola del trentino ha vissuto un’emozione collettiva straordinaria: l’accoglienza a Flora Tabanelli, studentessa diciottenne e fresca medaglia di bronzo in ski freestyle alle Olimpiadi di Milano Cortina. L’accoglienza speciale riservata da compagni e docenti, documentata anche attraverso i canali social dell’istituto, sottolinea come la scuola possa trasformarsi in una comunità capace di celebrare e valorizzare le eccellenze che fioriscono oltre l’aula scolastica. Lo riporta Il Corriere della Sera.
Il percorso di Flora mette in luce l’efficacia di modelli didattici come il progetto “Ski & Ice College Val di Fassa”, che permette agli studenti-atleti di conciliare una carriera agonistica di alto livello con un percorso liceale strutturato. Iscritta all’ultimo anno dell’indirizzo Design presso il liceo artistico, la giovane campionessa dimostra che, attraverso una progettualità mirata, è possibile armonizzare l’impegno sportivo con il successo negli studi, offrendo uno spunto di riflessione su come la personalizzazione dei percorsi possa favorire il talento senza sacrificare la formazione culturale.
Nonostante il prestigioso traguardo olimpico, per Flora si avvicina ora una sfida altrettanto significativa: l’esame di maturità. Questo passaggio ricorda a noi docenti l’importanza di accompagnare gli studenti nel completamento del loro ciclo di studi, garantendo che i successi esterni si traducano in una solida consapevolezza personale.
Sebbene Flora abbia già superato brillantemente la prova più importante della sua giovane carriera atletica, è tra le mura della scuola che si appresta ora a concludere il suo percorso di crescita, sostenuta da un ambiente educativo che ha saputo integrare perfettamente la sua identità di atleta e di studentessa.
Cresciuta a Sestola, passava intere giornate al rifugio dei genitori a 1800 metri, sul lago Scaffaiolo. “Da lì scendevamo direttamente con gli sci per andare a lezione sulle piste o a scuola. Poi tornavamo a piedi“, spiega. I primi anni erano duri: “Piangevo sempre perché ero un po’ sfaticata. A volte dovevamo camminare nella bufera“. La campionessa spiega che da casa al rifugio impiegava 40 minuti di macchina. Poi dovevano prendere una seggiovia e infine 20 minuti a piedi per l’ultimo pezzo. La madre, però, non cedeva, diceva: ‘Se non vuoi salire, resta pure qua’. “Così dopo un po’ salivo. Tutto questo ha forgiato me e i miei fratelli”, ammette Flora.
La quotidianità scolastica aveva un sapore speciale. “Mamma mi ha cresciuta nel rifugio senza tv, social e tablet. Andare a scuola era un’avventura, anche nella bufera, e questo mi ha insegnato disciplina e resilienza”. Il cellulare è arrivato solo in prima superiore, quando Flora aveva l’età giusta per capire il suo uso. “Non ero troppo invidiosa dei compagni con smartphone e social, perché avevamo un giardino enorme, tappeti elastici e giochi. Ce la spassavamo con i miei fratelli e le nostre giornate erano piene di attività creative”.
Anche a scuola, Flora metteva impegno nelle piccole cose: “I lavoretti li prendevamo con grandissimo impegno, come se dovessero essere esposti nelle gallerie d’arte”. Accanto allo sport, la passione per il disegno e il pianoforte le hanno insegnato costanza e creatività, qualità che oggi le servono anche nello sci. Nonostante gli allenamenti e le gare, il desiderio di proseguire gli studi resta forte visto che quest’anno conseguirà la maturità: “Sarà un anno intenso, ma i miei ci tengono che continui gli studi e anch’io. Poi vorrei proseguire all’Università, amo la matematica, so che sarà difficile ma tanto vale provarci”.