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Formazione sulla disabilità: è scontro fra Ministero e sindacati (che non vogliono corsi obbligatori)

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Sulla questione della formazione obbligatoria per i docenti che operano in classi che accolgono alunni con disabilità è ormai scontro aperto fra il Ministero e i sindacati ed è molto difficile che si possa arrivare ad una ricomposizione fra le parti in tempi brevi.

Il problema prende origine da una disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 961, della legge di bilancio 2021:  “Il fondo di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è incrementato di 10 milioni di euro per l’anno 2021 destinati alla realizzazione di interventi di formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità. Tale formazione è finalizzata all’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità e a garantire il principio di contitolarità nella presa in carico dell’alunno stesso”.
“Con decreto del Ministro dell’istruzione, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge – prosegue la norma – sono stabiliti le modalità attuative, prevedendo il divieto di esonero dall’insegnamento, i criteri di riparto, le condizioni per riservare la formazione al solo personale non in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno, la determinazione delle unità formative comunque non inferiori a 25 ore di impegno complessivo, i criteri e le modalità di monitoraggio delle attività formative di cui al presente comma”.

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In questi giorni, con ampio ritardo rispetto ai trenta giorni previsti dalla legge il Ministero ha annunciato alle parti sociali che il decreto attuativo è pronto ma i sindacati hanno già espresso la propria contrarietà.
Oltre alla Gilda, anche la Flc-Cgil si è detta in totale disaccordo e chiede di “sospendere l’emanazione del decreto o, in subordine, di rivedere il principio dell’obbligatorietà, la quantificazione delle ore, il divieto di esonero dal servizio, riportando le materie nell’ambito contrattuale e collegiale per gli aspetti di relativa competenza, anche al fine di stabilire un criterio di coerenza tra le disposizioni in oggetto e gli impegni assunti dal Governo con la sottoscrizione delle recenti Intese”.

Su come le 25 ore saranno organizzate stanno già circolando le prime notizie: si parla di 17 ore di “lezione” sui temi della disabilità e di 8 ore di attività “laboratoriali”.
Il modello però non piace a tutti: nel corso dei lavori dell’Osservatorio nazionale sulla disabilità, di cui però i sindacati non fanno parte, diverse associazioni e lo stesso Anci (Comuni Italiani) hanno chiesto che il percorso preveda anche la possibilità di formare gruppi d’insegnanti della stessa classe o della stessa scuola, in relazione a casi specifici seguiti, consentendo in tal modo di affrontare li aspetti fondamentali della didattica individualizzata, della didattica di gruppo, delle tecnologie didattiche e della valutazione formativa, in rapporto alle diverse tipologie di disabilità effettivamente presenti nella scuola.
Ma alla fine sembra che si rimarrà fermi su una impostazione più “tradizionale”.

Secondo molti, la prospettiva di rendere il corso di formazione obbligatorio per tutti è importante perché significa ribadire che il progetto di inclusione riguarda tutto il team docente e non solamente il docente di sostegno.

“Trovo molto grave tutta la situazione” commenta Raffaele Iosa, ex ispettore scolastico, per molti anni responsabile dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione, che aggiunge: “Ciò che sta accadendo mi sembra indicativo del fatto che la disabilità sta vivendo una deriva isolante sempre più grave. Questa vicenda delle 25 ore aumenterà il degrado, non per il numero di ore, i contenuti e la forma, ma per il significato anche simbolico del disinteresse. Nel documento di un sindacato si arriva perfino a scrivere che le 25 ore servono a formare i docenti curricolari sul sostegno così da ridurre nel tempo i posti di sostegno. La trovo una affermazione priva di senso e del tutto contraria ai più elementari principi pedagogici”.

Resta in ogni caso il fatto che ad oggi resta del tutto irrisolto un aspetto importante: in non pochi casi gli alunni con disabilità frequentano classi in cui nessuno dei docenti del team ha mai svolto specifiche attività formative in materia di disabilità e inclusione e questa situazione – al di là delle buona volontà dei docenti coinvolti – non favorisce di certo i processi di inclusione.