Quale ex insegnante – e quindi conoscitore del mondo della scuola – nella diatriba fra Vannacci e Valditara mi schiero decisamente – anche se con qualche riserva – a fianco del generale.
“La scuola deve tornare ad essere dura e selettiva”, dice il fondatore di Futuro Nazionale.
Sì, confermo, perché nei miei anni d’insegnamento ho visto troppi immeritevoli conseguire titoli di studio a scrocco, anche se non so cosa poi se ne sono fatti. “Non tutti devono per forza andare al liceo”: sacrosantamente vero. E abbandoniamo l’idea che chi va al liceo è “un figo” e chi va al professionale è uno stupido imbecille. Andare al liceo semplicemente a scaldare i banchi significa far sprecare allo Stato – cioè ai contribuenti – fiori di soldi (ricordiamoci che ogni studente costa circa 8.000 Euro all’anno di soldi pubblici). “Gli imprenditori si lamentano che quando i giovani escono dalle scuole che dovrebbero prepararli al lavoro non sanno fare un tubo”. E allora si provveda a migliorare la qualità e i contenuti delle scuole professionalizzanti.
Per quanto riguarda “l’Italia agli italiani”, beh, qui il discorso si fa delicato perché entra in gioco la politica. E secondo me la politica, intesa come partitica, a scuola non dovrebbe mai entrare.
Sono realisticamente scettico sulla possibilità di realizzare quanto sopra: in troppi hanno interesse a mantenere la condizione attuale, che permette di vivacchiare senza sforzarsi troppo. Ho conosciuto ragazzi che a 18 anni sono ancora in prima superiore! E già, è molto comodo: papà e mamma continuano a darti da mangiare perché tu vai a scuola (attenzione: ho detto “vai a scuola”, non “studi”).
Comunque, se veramente la speranza è l’ultima a morire.