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Prima Ora - Notizie del 29 luglio

Divieto di burqa a scuola, si lavora alla norma. Cosa dicono le sentenze in materia?

Divieto di burqa nelle scuole? Il ministero dell’Istruzione e del Merito sta lavorando a una norma da inserire nel primo provvedimento utile che consente di applicare il divieto in tutte le scuole, con una particolare attenzione al diritto pieno all’istruzione delle bambine. A riportarlo l’edizione odierna di ItaliaOggi.

Un tema al centro di numerose sentenze, italiane ed europee, che hanno indicato i principi da applicare per arrivare a un equilibrato bilanciamento, sottolinea sempre il quotidiano. In Italia, la sentenza 3076/2008 del Consiglio di Stato ha fatto giurisprudenza. In quella circostanza fu annullato il divieto, disposto dal sindaco di un Comune, di indossare il burqa in pubblico per ragioni di pubblica sicurezza.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo invece, nella sentenza del 1° luglio 2014 ha affermato che uno Stato può legittimamente vietare di coprirsi interamente il volto in pubblico, se la misura è finalizzata a garantire le “condizioni del vivere insieme” e la tutela della sicurezza pubblica. Indossare determinati indumenti potrebbe minare la possibilità di avere relazioni interpersonali aperte e violare il diritto degli altri di vivere in uno spazio condiviso di socializzazione. La Cedu ha anche ammonito gli stati a evitare abusi e ponderare attentamente i divieti.

C’è poi la decisione della Cedu che ha riguardato il divieto di velo islamico nelle università turche, ritenuto compatibile con la Convenzione europea, conforme al principio di laicità e ispirato a un corretto bilanciamento tra libertà religiosa e ordine pubblico.

Nella sentenza del 15 luglio 2021 – riporta sempre ItaliaOggi – la Corte conferma che il divieto di indossare sul luogo di lavoro qualsiasi forma visibile di espressione delle convinzioni religiose può essere giustificato dall’esigenza del datore di lavoro di presentarsi in modo neutrale nei confronti dei clienti o di prevenire conflitti sociali. Deve trattarsi però di un’esigenza reale del datore di lavoro.

Insomma, le sentenze dei giudici italiani ed europei, ricorda il quotidiano, lasciano a legislatore e pubbliche amministrazioni margini per bilanciare gli interessi e adottare norme e regolamenti che individuino casi in cui, per motivate ragioni di riconoscimento, sicurezza e per garantire il corretto svolgimento delle attività didattiche e valutative, sia richiesto il volto scoperto all’interno dei locali scolastici.

Il 22 luglio scorso due risoluzioni approvate dalla Commissione cultura della Camera in cui emerge la richiesta al governo di adottare iniziative di indirizzo e legislative finalizzate a vietare nelle scuole, per ragioni di sicurezza, l’uso di indumenti inidonei a consentire il riconoscimento della persona. Viene chiesto al governo di mettere in campo ogni possibile azione per monitorare i contesti familiari di provenienza degli studenti al fine di “prevenire fenomeni di marginalità sociale e separatismo religioso”.

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