Il docente e scrittore Enrico Galiano ha presentato il suo ultimo libro nel corso del weekend del Salone del Libro a Torino. Il professore ha avuto l’opportunità di parlare a lungo della scuola e del suo concetto di educazione, come riportato su La Stampa.
“Faccio l’appello ogni giorno chiedendo ‘come stai’. Ho bisogno di capire prima la situazione, partire subito in bomba con la lezione è rischioso. Se un alunno si apre vuol dire che si fida è tanta roba. In quel caso si parla, ma bisogna stare attenti a capire se lo fa per non fare lezione”, ha esordito.
“A scuola? Mi ricarico. La parte dell’insegnamento che proprio non mi piace? Quella fuori dalla classe, quella roba ti sfianca. Stare con i ragazzi ti ricarica le batterie. I ragazzi ti fanno invecchiare più velocemente a livello esteriore, ma interiormente ti tengono il cuore un po’ più giovane”.
Ed ecco alcune battute sul ruolo degli adulti: “L’adulto che ti vede fa scattare un click. Io sono qui se ci sono stati adulti che mi hanno visto. Penso alla mia maestra d’asilo, che disse a mia mamma quattro parole: ‘Enrico ha molta fantasia’, o alla mia professoressa delle medie. Bastano quattro parole, questa cosa qui mi è rimasta dentro, ho capito che anche io avevo qualcosa di speciale”.
“Il docente dovrebbe essere amico dei suoi studenti ma in un’accezione: è più produttivo se prova affetto per i suoi studenti. Uno studente che si sente amato studia di più, in particolare quando sente che il professore tiene a lui come persona e non come studente”.
“Diventa dannoso quando diventa ‘io ho bisogno che tu mi voglia bene’, se l’insegnante ha bisogno di avere l’affetto del ragazzo. Questa cosa blocca quando devi dire di no. Il ‘no’ fa di te un buon educatore, è la cosa più importante, mettere dei limiti. Il limite aiuta il fiume ad arrivare al mare, non è qualcosa che ‘limita'”, ha concluso Galiano.