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Aggiornato il 04.10.2025
alle 23:11

Gaza, 3 ottobre in piazza un milione di persone, grande risposta della scuola. Cgil contro Meloni: rispetti chi rinuncia a un giorno di stipendio

“Quando una presidente del Consiglio afferma che tanti aderiscono allo sciopero da noi proclamato per avere un weekend lungo penso che sia finito il senso minimo istituzionale, quello che dovrebbe avere chi ricopre un ruolo così importante”. Lo ha detto alla ‘Tecnica della Scuola’ Gianna Fracassi, leader della Flc-Cgil, durante la manifestazione svolta il 3 ottobre a Roma per la causa Palestinese e contro l’azione condotta da Israele verso le barche della Flotilla abbordate in acque internazionali. “Chi è qui oggi ha rinunciato a una giornata di stipendio, di uno stipendio tra l’altro già bassissimo, per cui si dovrebbe avere rispetto per queste persone che sono ancora animate nella loro professione ma anche nella loro partecipazione, come cittadini, mostrando un senso di solidarietà e di civiltà”, ha sottolineato Fracassi.

L’intervista

Questo sciopero per la Palestina è decisamente riuscito: è d’accordo?

Sì, noi abbiamo dei dati impressionanti da tutt’Italia, sia per la partecipazione alle manifestazioni ma soprattutto per la partecipazione allo sciopero. Scuole chiuse fin da questa mattina, ovviamente in tantissime città italiane e sicuramente c’è una risposta enorme del mondo della scuola, dell’università, della ricerca.

Cosa significa questa risposta, che si ripete dopo pochi giorni dello sciopero dei sindacati di base. La scuola ha una sensibilità che forse non si conosceva?

Noi sapevamo che c’era una grande sensibilità sui temi della Palestina e sul genocidio che si sta verificando a Gaza, ma c’è anche stata indubbiamente la spinta degli studenti e c’è una sensibilità giovanile molto forte, come testimoniano anche la presenza nelle piazze di oggi. Come c’è una sensibilità della categoria, perché l’attacco a quelli che sono i diritti fondamentali delle persone ha determinato immediatamente una risposta del personale della scuola. Tenete conto del fatto che nell’Assemblea sindacale nazionale abbiamo avuto una partecipazione continua di oltre 26.000 persone e le visualizzazioni sono più di 100.000: sono dati incredibili e durante quest’anno noi spesso abbiamo affrontato questo tema, anche perché i primi luoghi colpiti in Palestina sono stati le scuole le università, cioè si è distrutto il sistema di trasmissione del sapere per distruggere l’identità di un popolo e questo è un tema sul quale la scuola ma anche l’università e la ricerca scendono in piazza, perché un tema identitario.

È un tema che rientra nell’educazione civica. Le scuole stanno dibattendo da tantissimo anche con i ragazzi, con gli alunni, con gli studenti. L’educazione civica è anche un ambito sul quale il governo ha puntato molto, ma in questo momento il governo non sembra volere seguire le richieste del sindacato e della piazza. Come mai?

Ma quando una presidente del Consiglio afferma che tanti aderiscono allo sciopero da noi proclamato per avere un weekend lungo penso che sia finito il senso minimo istituzionale, quello che dovrebbe avere chi ricopre un ruolo così importante. Chi è qui oggi ha rinunciato a una giornata di stipendio, di stipendio, tra l’altro già bassissimo, per cui si dovrebbe avere rispetto per queste persone che sono ancora animate nella loro professione ma anche nella loro partecipazione, come cittadini, dando un senso di solidarietà, di civiltà. Un Presidente del Consiglio che non comprende questo secondo me ha un forte distacco con quelle persone che dovrebbe rappresentare, perché il Presidente del Consiglio non può essere di parte: deve rappresentare tutti i cittadini e tutte le cittadine.
Credo che questo sia stata veramente una vicenda che ha messo in evidenza il distacco di questo Governo dal popolo italiano.

Adesso, vi aspettate quindi una risposta, un cenno, nella strategia del Governo, anche rispetto agli armamenti che vengono forniti a Israele? Cosa chiedete?

Prima di tutto chiediamo che il nostro Governo si faccia portatore di della scelta di costruire dei corridoi umanitari permanenti e soprattutto costruisca gli strumenti di pace in quel territorio, magari se fosse possibile evitando di continuare a incentivare gli affari con il Governo israeliano che si è macchiato di questi crimini, perché si tratta di crimini contro l’umanità, contro bambini indifesi, contro persone che in qualche modo erano e sono inermi. Quindi, in primo luogo che il Governo italiano si faccia forte di questa risposta popolare, per cambiare complessivamente la strategia geopolitica del nostro Paese su quel versante. E ovviamente chiediamo che interrompa l’investimento in armi. Penso che la scuola, penso che i luoghi del sapere in generale, abbiamo bisogno di maggiori investimenti: non abbiamo bisogno di spendere miliardi e miliardi per riarmare il Paese. Abbiamo bisogno invece di spendere miliardi e miliardi per armare, se mi consentite, le teste e le coscienze di questo Paese, che per fortuna riesce sempre a scendere in piazza quando è il momento di farlo.

Una piazza che poteva essere gremita anche da lavoratori di altri sindacati: siete al fianco ai sindacati di base, ma mancano i rappresentativi della scuola. Si può auspicare maggiore unità per il futuro?

Io penso che l’unità sindacale vada sempre perseguita ma al tempo stesso penso che su alcuni temi in alcuni momenti della storia bisogna fare una scelta. Noi l’abbiamo fatta se abbiamo scelto di essere nelle piazze con i ragazzi e con le ragazze di questo Paese: abbiamo scelto di dimostrare di manifestare la nostra profonda intolleranza verso quanto sta accadendo a Gaza e in Palestina. Questo è quello che abbiamo fatto come organizzazione. Io non discuto delle scelte degli altri, però penso che il momento lo necessita: perché siamo in un tornante della storia e in questo tornante ognuno deve fare la propria parte.

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