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09.09.2025

Genitori ansiosi o invadenti? Ricostruire l’alleanza fra scuola e famiglie

Le richieste di aiuto sempre più frequenti che arrivano dai genitori in relazione ai loro figli adolescenti ruotano attorno a un’unica, grande ansia: che “se la cavino” a scuola.
Si preoccupano per lo studio, l’impegno, il profitto, le bocciature. Un’ansia comprensibile, che troppo spesso sfocia in un’eccessiva ingerenza, a volte addirittura sostituendosi ai figli nello svolgimento dei compiti.
Questa tendenza, esasperata dalle chat dei genitori su WhatsApp, è un chiaro sintomo di una frattura profonda nel rapporto tra famiglia e scuola.
C’è chi lo nega, ma i dati sono evidenti: il ponte dell’alleanza tra scuola e famiglia è crollato. I genitori denigrano l’istituzione scolastica, accusandola di essere obsoleta, severa, burocratica o, al contrario, lassista e disorganizzata. Nel contempo, gli insegnanti si sentono abbandonati al “fronte”, soli e disarmati di fronte a ondate di ragazzi fragili, demotivati e ansiosi, che non rispettano più l’autorità o il giudizio.

Questo conflitto è insostenibile e danneggia in primo luogo i nostri ragazzi. Certo, la scuola italiana affronta sfide immense. I tagli all’istruzione e la mancanza di una visione pedagogica univoca e a lungo termine hanno trasformato un sistema che, pur con le sue eccellenze, in particolare nella scuola dell’infanzia e primaria, fatica a dare risposte concrete a partire dalla secondaria di primo grado.

L’istruzione non può più essere concepita come una trasmissione di nozioni, ma deve puntare a una formazione completa che prepari gli studenti a essere cittadini consapevoli e adulti del futuro. I modelli nordeuropei, che hanno rottamato i voti e i banchi, ci offrono spunti preziosi, ma è necessario adattarli alla nostra realtà e alle nostre esigenze. Non possiamo però permetterci di restare immobili. La speranza, da sola, non basta. È necessario agire per ricostruire questa alleanza fondamentale. L’istruzione è una responsabilità condivisa che richiede la collaborazione attiva di famiglie e docenti. I genitori devono fidarsi dei docenti e della loro professionalità. Sostituirsi a loro nell’esecuzione dei lavori assegnati in ambito domestico non aiuta, ma crea solo insicurezza, disorientamento e demotivazione nei ragazzi. I genitori devono essere una “base sicura” che sostiene e incoraggia, non un sostituto che fa il lavoro al posto del figlio.

La comunicazione tra docenti e famiglie deve essere aperta, onesta e priva di giudizi preconcetti. È fondamentale superare il “noi contro di loro” e lavorare insieme per il bene degli studenti. Incontri, colloqui e progetti condivisi possono rafforzare il dialogo. I genitori hanno il compito di trasmettere ai figli il valore della scuola come luogo di crescita, di apprendimento e di socializzazione. Denigrare l’istituzione scolastica davanti ai ragazzi mina l’autorità dei docenti e il loro senso di appartenenza. Le famiglie hanno un grande potere. Possono e devono chiedere una scuola migliore, che si adatti alle esigenze dei tempi e che valorizzi i docenti motivati e competenti che ogni giorno si spendono per i nostri figli. Il cambiamento non può avvenire senza la spinta di chi la scuola la vive. La scuola italiana non è cerebralmente morta. È un sistema complesso, con le sue luci e le sue ombre.

Non possiamo che ricordare Giancarlo Cerini, uno dei più grandi pedagogisti nel mondo della scuola italiana, che per anni ha esplorato la crisi del rapporto tra famiglia e scuola. Cerini, pur non denigrando le singole figure professionali o genitoriali, ha spesso sottolineato l’importanza di ricostruire un patto educativo solido, basato sulla corresponsabilità. Riprendendo il concetto di “scuola come comunità” di Cerini, l’educazione non può essere demandata a un solo soggetto.
La scuola non è solo un’istituzione, ma una comunità di apprendimento che include studenti, docenti e famiglie. Il crollo del “ponte dell’alleanza” è il sintomo di una perdita di senso comune, dove ogni parte agisce in modo isolato. La speranza non basta: è necessario che genitori e docenti si riconoscano come alleati e non come avversari, superando il conflitto e la diffidenza per il bene comune, che è la crescita armoniosa dei ragazzi. Nonostante le difficoltà, il cuore della scuola italiana batte ancora forte grazie alla passione e all’impegno di molti insegnanti. Lavorare insieme, unendo le forze, è l’unico modo per non solo “cavarcela” ma per costruire una scuola che sia davvero all’altezza del suo compito.

Mi piace chiudere pensando al gruppo classe come un terrarium, un piccolo ecosistema autosufficiente che funziona se dotato delle adeguate condizioni per vivere e prosperare. Dal canto loro, tra gli oneri riservati alle famiglie c’è quello di fornire metaforicamente all’ambiente pianticelle che si integrino, senza infestare il terreno, portare parassiti, fagocitare le altre. E poi, lasciatemelo dire, occorre fidarsi del giardiniere…

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