“Non riesco a provare odio. Questo mi permette di pronunciare il nome di Filippo e mi ha permesso di incontrarlo in aula. Odiare significa provocare ulteriore male a noi stessi, nel tentativo di farlo agli altri. Tutti i giorni, invece, ci si dovrebbe alzare pensando a cosa si potrebbe fare per l’altro, soprattutto per le persone a noi vicine”. Sono le parole di Gino Cecchettin, intervistato a Cesenatico da Serena Bortone, nella seconda giornata della XIX edizione della Summer school della Scuola di politiche fondata da Enrico Letta e diretta da Grazia Iadarola.
“Da quando mia figlia Giulia non c’è più – ha rivelato Cecchettin rispondendo alle domande di studentesse e studenti -, il dolore è una costante della mia esistenza. Nel quotidiano, però, continuo a onorare la vita. Sarebbe scorretto nei confronti di Giulia non farlo. Ho imparato a lasciare andare. Grazie a Giulia e a mia figlia Elena, che con me condivide il dolore per la mancanza della sorella, che per lei era anche un’amica. Elena, prima di me, è riuscita a capire le cause di quello che è successo a Giulia. E io, ascoltando Elena, ho cambiato modo di essere e di imparare le cose”.
Quindi Cecchettin, alla guida della Fondazione che porta il nome della figlia, ha ribadito che “lo scopo della Fondazione dedicata a Giulia è diffondere la cultura del rispetto, che passa dalla gestione delle emozioni e dall’educazione all’affettività. Filippo non è riuscito a gestire l’ossessione del controllo. Se lo avesse fatto, probabilmente Giulia si sarebbe laureata, Filippo avrebbe avuto una relazione sana e due famiglie avrebbero continuato a essere felici. La Fondazione e il libro che ho scritto servono a ricordare Giulia ma, soprattutto, a fare rumore, per salvare un’altra Giulia“.
Alcuni mesi fa, durante l’ultima edizione di Didacta, Gino Cecchettin aveva detto di essere “solo testimone di una grande tragedia e” di essersi posto “solo un obiettivo: che vi siano meno femminicidi nella nostra società. Girando nelle scuole posso sentire che c’è la necessità di un nuovo modo di vivere, sia da parte degli studenti sia da quella dei docenti”.
“Noi, con la Fondazione Giulia Cecchettin – ha sottolineato-, stiamo cercando di creare una proposta per potere divulgare un messaggio più di amore e di altruismo”.
Che tipo risposta ho dalle scuole? “Io vedo negli occhi dei ragazzi tantissimi interrogativi e quella speranza che è tipica dei giovani, lì pronta a dare risultati: il materiale è buono, dobbiamo solo indirizzarli per la nuova via e secondo me dobbiamo dare anche tanta fiducia, cercandola magari nel dialogo”, ha concludo Cecchettin.